7/12/2022

La mia vita digitale. Intervista con l'avv. Giovanni Bonomo

Avvocato Bonomo, Lei che è uno dei più attivi promotori culturali con il Suo Centro Culturale Candide, quale uso fa di Internet e dei social network? 

I social network ad iniziare da Facebook sono uno strumento straordinario di condivisione del sapere, stanno cambiando il modo di vivere e di relazionarsi delle persone, dei consumatori rispetto alle aziende, degli utenti rispetto alle società di servizi, dei lettori rispetto alle testate giornalistiche. Sono mezzi di comunicazione partecipativi dell’attuale era digitale che consentono una comunicazione in orizzontale tra i cittadini del globo al di fuori di ogni pensiero egemone o imposto dai poteri, sia statuali che oligopolistici. Anche il mio centro culturale si è sostato sulla Rete: dopo una prima fase di incontri dal vivo che facevo presso la sede in Brera o presso qualche locale o ristorante adeguato in abbinamento ad una cena conviviale, ho portato i miei eventi completamente online, senza le complicazioni e i limiti territoriali e di partecipazione che avevano le mie entreè des artistes e i miei incontri con l’autore. Mi sono poi concentrato sull’attività editoriale più che conviviale, informando la cittadinanza su temi sociali e di scottante attualità riguardanti la salute pubblica e la libertà di informazione. In sostanza un ritorno alle origini, allo scopo statutario più filosofico del mio CCC, intitolato alla Creatività, Condivisione, Conoscenza, un trinomio ineludibile se vogliamo promuovere il progresso civile e l’evoluzione umana. 

Lei è infatti titolare di vari blog e scrive su riviste anche su note testate giornalistiche. 

Anche i blog servono, come i social network, a pubblicare i propri pensieri ma in modo più personale, a condividere le proprie riflessioni e opinioni, anche accompagnate da immagini e video. Se ora chiunque, grazie a un personal computer collegato alla Rete può condividere con un pubblico illimitato e planetario qualsiasi informazione, di tipo personale o sociale, è possibile formare dal basso un’opinione pubblica che può arrivare a scuotere i più consolidati governi dittatoriali e i sistemi più autoritari. Le recenti rivoluzioni nei Paesi arabi e la grande crisi dell’economia mondiale basata sulle frodi delle banche sono state favorite dall’uso di Internet, che consente la formazione di opinioni indipendenti e l’elusione dei controlli cui sono soggetti i media tradizionali. Del resto la tecnologia informatica alla base di Internet e i programmi basati sull’Open Source, con contributo progressivo e creativo di più menti, sono espressione di uno spirito libertario, democratico e creativo che resta aperto al potenziale contributo di tutti. Si assisterà in seguito, a partire dal’anno 2009, alla rivoluzione della moneta digitale, con protocollo Bitcoin e la Blockchain. 

Lei ha quindi un’intensa vita digitale, ma questo non interferisce con la Sua professione e magari con gli stessi rapporti umani per le relazioni “dal vivo”? 

 Per niente, anzi, tutto viene arricchito in termini di conoscenza e di informazione, e pure di nuove amicizie più solide: quando si vola alti con il pensiero si conoscono – e ci si relaziona con - sempre più persone valide. Mi piace considerarmi sempre connesso con il mondo e il mio tempo speso in Internet non va mai a discapito né della professione – dato che con il PC ci lavoro e che sarà a breve il punto terminale del professo telematico e delle udienze online – né dei rapporti umani né del tempo speso a coltivare la mente (con gli scacchi) e il fisico (con la palestra, da cultore del biohacking) e della buona musica. Nella mia attività di imprenditore digitale ho a che fare non solo con i c.d. nerd ma anche con millennial (nati tra il 1981 e il 1996) che condividono la mia stessa visione sul futuro. Ma trovo anche felici corrispondenze e produttivi confronti, la stessa impostazione scherzosa e curiosa, anche con i nativi del terzo millennio, dopo l’anno 2000. In questo senso mi considera davvero l’uomo senza età. Del resto ho sempre creduto nell'intelligenza collettiva: non mi considero migliore degli altri, ho qualità particolari ma c'è chi mi sovrasta in altre, quindi scelgo costoro, più abili di me, con cui collaborare... scelgo sempre i migliori. Comunque l'uso di Facebook e degli altri social network mi ha insegnato che chi è solo è sempre in buona compagnia e che chi è in cattiva compagnia vive di solitudine chiassosa. 

Ma quando è iniziata la Sua passione per l’informatica?

Nello studio paterno dell’illustre genitore avv. Aldo Bonomo, in opposizione alla sua totale inossidabile avversione per il PC, che gli faceva perfino paura, e a tutto ciò che poteva semplificare il suo frenetico e incessante lavoro. Di questo ho sofferto molto, pur essendo riuscito alla fine in parte a farmi ascoltare, avendo creato il primo Closed User Group tra lo Studio Legale Bonomo e il gruppo Fininvest, la principale cliente, con una linea dedicata che evitava la linea telefonica normale consentiva telefonate dirette con gli studi di R.T.I. a Milano e Roma a costi notevolmente ridotti. Ricordo che l’ing. Ronzoni si dedicò alacremente al mio progetto, realizzando questo risultato di cui mio padre alla fine prese atto, senza mai rendermene però merito. Di questa avversione paterna per le nuove tecnologie soffrì molto, anche perché vedevo mio padre spegnersi lentamente di superlavoro, per il ruolo delicato che aveva oltre alla professione di avvocato, quando tutto avrebbe potuto invece semplificarsi e il suo genio giuridico esplicarsi ancor più in termini produttivi per lo studio e di salute per lui. Forse ora sarebbe ancora vivo! Il fatto poi di non essere riuscito a impormi, per il rapporto conflittuale con lo stesso, mi fa sentire ancora in colpa, insomma il mio trascorso lavorativo presso lo studio paterno mi ha profondamente segnato, ma come si suol dire ciò che non ti distrugge ti rafforza e ora eccomi qui con il mio bagaglio di conoscenze e di stile e tutto devo al compianto genitore, dalla capacità di ragionamento critico allo stile e rigore nello scrivere. 

Perché Centro Culturale Candide? 

Perché qui la persona, con il proprio bisogno di crescita interiore, i suoi problemi relazionali, la sua curiosità intellettiva, la sua capacità creativa, è al CENTRO. Per una reale condivisione del sapere. Candìde continua la sua missione laica e liberale contro la povertà dell'ignoranza, contro l'esclusione dei più dai circuiti informativi, culturali e ri-creativi. Quindi Centro (non circolo) Culturale Candìde. 

Ma questa mia intuizione e creazione la devo anche alla compianta madre Lorenza Franco, umanista, fine letterata e poetessa. Per questo il mio Centro Culturale Candide si propone, oltre alla diffusione del PENSIERO critico, la rifondazione di una SPIRITUALITà dell’uomo al di là di ogni religione. Il logo raffigura un fior di loto stilizzato che richiama la struttura atomica semplificata secondo il modello dello scienziato Niels Bohr, con la peculiarità che il nucleo-pistillo è a forma di cuore e si eleva al di sopra delle orbite degli elettroni, a significare la CRESCITA spirituale dell’uomo e l’amore per il sapere.

 Perché insiste sull’importanza della condivisione del sapere? 

Perché ormai il progresso dell’umanità si fonda sulla condivisione della conoscenza e sull’unione di più menti e intelligenze. Sono finiti i tempi dei grandi geni del passato come Leonardo da Vinci, che concentrava in se un’incredibile interdiciplinarità. Siamo in un’era di tecnologia avanzata e in continua evoluzione che rende possibile quel fenomeno di apprendimento e di comunicazione collettivi che crea una sorta di supermente o General Intellect, concetto utilizzato, nel campo del diritto, per spiegare l’Open Source, frutto di un processo di formazione continuativa e decentrata della conoscenza condivisa da più programmatori che sommano le loro intelligenze. Quando si passerà dall’informazione sui fatti e sugli accadimenti ad un’informazione su dati – siamo già nell’era di Big Data -  e nozioni scientifiche, in un’era di sperabile tranquillità e di pace per i cittadini nel mondo e di accessibilità universale alla conoscenza, uno svegliarsi delle menti interconnesse sarà inevitabile. Poiché ogni mente sarà il prodotto di un’interfaccia informatica innestata su un substrato biologico, il cervello, vi sarà un’esplosione di intelligenza collettiva e si entrerà in un era post-umana. Penso quindi che l’umanità succederà a se stessa, in una specie altra da sé, e che qualsiasi ingiustizia sarà temperata dalla profonda coscienza delle nostre radici. L’immortalità, o quantomeno una vita tanto lunga quanto si riuscirà a tenere in vita l’universo, una volta esplorato, sarà a nostra disposizione. La capacità di comunicare su varie ampiezze di banda, più elevate della parola e della scrittura, comporterà il superamento del concetto di “io” e di coscienza, e la consapevolezza di sé potrà essere aumentata o ridotta per adattarsi alla natura dei problemi da risolvere. "La creatività è contagiosa. Trasmettila!", disse Albert Einstein, il quale aveva già compreso l'importanza dell'Intelligenza Collettiva.

 

Lei ama definirsi anche imprenditore digitale e visionario, sta realizzando progetti innovativi?

 

Nella mia attività di divulgatore e editorialista era inevitabile l’interferenza con l’imprenditoria digitale, con il mondo di Internet e con le sue reti commerciali, i suoi schemi più o meno virtuosi di “entrate automatiche”, con il trading, con le criptovalute e la nuova finanza decentralizzata. Diventa impossibile, in definitiva, non sviluppare e maturare idee nuove, anche di riflesso a quelle già realizzate da altri, magari perfezionandole o migliorandole. Di recente ho costituito la società CxT SrL, di cui sono vicepresidente,  insieme a due soci, con l’obiettivo ambizioso di unire i migliori professionisti del digitale per sviluppare idee innovative nel campo della finanza decentralizzata e non solo, puntando all’eccellenza. Ma alcuni mesi prima ebbi a costituire, sul finire dell’anno 2021, l’associazione di promozione sociale Crypto per Tutti, perché così come Intenet è per tutti, anche la conoscenza delle criptovalute deve essere accessibile a tutti. Mancava infatti in Italia un’adeguata educazione sulla criptofinanza ed è giusto che, chi vuole andare sulla Rete – giovane o anziano che sia – trovi ora le linee guida per agire in modo virtuoso evitando i rischi.

Per il resto continuo la mia attività di divulgatore, oltre il diritto, con il mio blog giornalistico di aggiornamento sul digitale Ultime-Notizie.net. Sto anche sviluppando progetti innovativi miei personali di cui adesso non posso parlare. 

Che cosa pensa del digital marketing di oggi? 

Le Università e le scuole in genere non possono insegnare marketing perché le retribuzioni dei docenti universitari sono troppo basse, almeno rispetto a ciò che si può guadagnare facendo consulenze in grandi aziende. Fino a quando il digital marketing non diventerà “accademico” non si potranno avere nuovi talenti e imprenditori di successo, specie in un contesto come quello italiano in cui l’impresa viene soffocata sul nascere da un regime fiscale insostenibile. Tra gli obbiettivi di CxT è anche di portare l’insegnamento del digital marketing a livello universitario, focalizzando l’attenzione sulla condivisione e sulla creatività piuttosto che sul fare soldi ad ogni costo. Il digital marketer di successo è colui che afferma, prima di tutto, la sua creatività a beneficio dell’imprenditoria e delle start-up innovative, con l'obiettivo di individuare le linee innovative e più significative che possano sostenere il nostro sviluppo economico, culturale, politico. 

 Rapallo - Milano, 12. 7.2022   

 Intervista a cura di Carla Rossi - MondoMarziale Spia il Mondo



5/14/2022

Costituzione e guerra

    Quale altra soluzione se non il disarmo unilaterale, globale e incondizionato?

A fronte delle immagini e dei report giornalistici radiotelevisivi che quotidianamente ci aggiornano e sconcertano  su questo tragico conflitto, su questa tragedia umanitaria che affligge la popolazione ucraina e non solo, viene spontanea la domanda se oggi, agli albori del terzo millennio della storia dell’umanità, ci possiamo ancora non rendere conto delle lezioni del passato, delle tragedie della storia che abbiamo giurato di mai più ripetere fino a sciverlo a futura memoria nelle Carte costituzionali e nei trattati internazionali.

Benché tutti sappiamo che l’armonica convivenza tra gli uomini si regga sul principio pacifista, dobbiamo constatare che tale principio, in politica internazionale, viene più proclamato che attuato, anzi viene di fatto abiurato.

Ma questo vale, purtroppo, anche per le proclamazioni scritte, che lasciano sempre uno spiraglio belligerante che tradisce il principio. Anche l’art. 11 della nostra Costituzione, ispirato al principio pacifista, reso evidente dall’espressione «ripudia la guerra», non esclude in modo assoluto l’entrata dell’Italia in guerra, sol che si legga l’art. 78. Ecco perché tale art. 11 lascia impregiudicato, al di là della sacra difesa dello Stato, la partecipazione ad una guerra altrui se ciò derivi dalle «limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni».

Solo una lettura conforme al diritto internazionale permette di chiarire che cosa si intenda per «guerra difensiva», alla luce del fatto che il diritto internazionale riconosce il diritto di legittima difesa individuale e collettiva, e che la nostra Costituzione conferisce un rango gerarchico superiore alla legge ordinaria (e quindi un limite all’esercizio del potere esecutivo e di quello legislativo), tanto al diritto internazionale generale all’art. 10, quanto ai trattati internazionali, richiamati dall’art. 117. Ci troviamo in una situazione in cui la legalità costituzionale è strettamente correlata al rispetto del diritto internazionale.

Viene in gioco, in particolare, l’art. 51 della Carta delle nazioni Unite, che prevede il « diritto naturale di autotuela individuale e collettiva nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Paese membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale».

Questo è valido anche per le costituzioni degli altri Stai aderenti alla NATO. Si spiega perché, in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, tali Paesi aderenti, tra cui l’Italia e l’Unione Europea, hanno stabilito di fornire armi alle forze armate ucraine.

Con D.L n. 14 del 25 febbraio scorso, il nostro Governo ha autorizzato l’invio all’Ucraina di mezzi e materiali militari non letali di protezione, salvo poi, con altro D.L. del 16 febbraio, due giorni dopo, omettere la precisazioni «non letali » alla previsione di cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorià governative dell’Ucraina. Successivamente, il 1° marzo, la Camera e il Senato hanno approvato due risoluzioni gemelle che impegnano il Governo ad assicurare l’invio di apparati e strumenti militari che consentano all’Ucraina di esercitare il diritto alla legitttima difesa e di proteggere la sua popolazione. Non è dato sapere della tipologia di armi, essendo la cessione di armi secretata dallo Stato maggiore della difesa, ma si ha ragione di credere che si tratti di mortai, mitraglialtrici di vario tipo, bazooka anticarro e altri armi letali, oltre alle razioni K, agli elmetti e ai giubbotti.

Bisogna purtroppo rilevare che i decreti govermativi sull’invio delle armi all’Ucraina non fanno menzione alcuna al Trattato sul commercio delle armi, che si applica, a dispetto del titolo, a qualsiasi trasferimento di armi anche di natura non commerciale. Tale trattato prevede anzitutto casi di assoluto divieto di esportazione qualora si venga a conoscenza del fatto che le armi possano essere utilizzate per la commissione di genocidi, crimini conotro l’umanità, gravi vilazioni delle convenzioni di Ginevra e attacchi diretti a obiettivi e soggetti civili. Il Governo dovrebbe quindi preliminarmente verificare se esista un «serio rischio» che le armi destinate all’esportazione vengano usate per una serie di fini vietati, tra i quali la commissione o facilitazione di gravi violazioni del diritto umanitario e dei diritti umani. Questa mancata menzione degli obblighi internazionali in materia di trasferimento di attrezzature militari rende ancora più drammatica l’esposizione del nostro Paese nel conflitto tra USA e Russia giocato sul terreno di guerra dell’Ucraina.

Il 9 febbraio 2018, durante la «Giornata nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo» presso l’Hotel Cavalieri a Milano, è stato detto a gran voce da tutti i relatori che o l’umanità distruggerà gli armamenti o gli armamenti distruggeranno l’umanità. Questo perché ormai il mix tra attuale tecnologia e aggressibità dell’essere umano rappresenta una vera minaccia per tutti. La sede del convegno era la stessa di quella storica conferenza sul tema del disarmo avvenuto il 14 febbraio 1978 con gli scittori Angelo Gaccione e i compianti Carlo Cassola e David Maria Turoldo. Ma già erano anni che tale trio di intellettuali voleva sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi di una guerra nucleare e la conseguente scomparsa della vita umana sulla Terra.

Il diritto alla pace, assoluto e incondizionato, dovrebbe essere quel «diritto naturale»  a cui si ispira la Carta dell’ONU all’art. 51, che però prevede, a tradimento del principio, l’autotutela individuale e collettiva e la possibilità di guerra per rispondere ad un attacco armato. Ecco perché bisogna diffondere il pensiero di Angelo Gaccione e i suoi Scritti contro la guerra raccolti nel libretto NO WAR appena pubblicato e quello degli altri pacifisti autentici che vanno fino in fondo alla questione. Va da sè che in un’era nuclerare come la nostra, a 5 anni dal Trattato per la messa al bando delle armi nuclerari ratificato il 20 settembre 2017 da 53 Stati ma rimasto inattuato, ogni guerra è un pericolo grave per l’intera umanità, perché non lascerà né vinti né sconfitti ma solo distruzione per tutti.

 Il principio pacifista nasce sulla base delle sofferenze dell'umanità. Il Sudafrica, la seconda guerra mondiale, la bomba atomica, la Shoah. E funziona a condizione che ci sia il coraggio di difenderlo e pienamente attuarlo. Il diritto alla pace è riconosciuto oramai come un diritto fondamentale dalla comunità internazionale. Facciamo ora un salto evolutivo, riconosciamolo sul serio, attuiamolo. Come si può non mobilitare le coscienze contro ogni conflitto che porti ad una disastrosa fine per tutti? Quale altra soluzione se non il disarmo unilaterale, totale e incondizionato? 

Milano, 10. 5.2022

Avv. Giovanni Bonomo – Centro Culturale Candide





 

4/30/2022

Non possiamo ignorare Assange e il #dirittodisapere

Il 3 maggio è la giornata mondiale della libertà di stampa: il fondatore di Wikileaks è in prigione a Londra. Una ferita a chi ha reso note notizie fondate e documentate.

L'Assemblea generale delle Nazioni Unite proclamava il 3 maggio come Giornata mondiale della libertà di stampa, nota anche come “Giornata mondiale della stampa”, per evidenziare l'importanza della libertà di stampa e ricordare ai governi il loro dovere di sostenere e far rispettare la libertà di espressione sancita dall'Articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948. E il 3 maggio di quest’anno 2022, in cui è iniziato un inaspettato, incredibile e devastante conflitto tra la Russia e gli Stati Uniti, giocato sul campo di battaglia dell’Ucraina a discapito dell’Europa, è alle porte.

Quanto mai attuali sono ora le parole del Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Bartoli pronunciate sul finire dell’anno scorso circa lo scenario inquietante sul fronte dei diritti umani rappresentato dal caso di Julian Assange, sulle modalità di detenzione, sull’accanimento giudiziario per una condanna che non avrebbe mai dovuto esserci.

Una condanna che è già in atto prima di una sentenza, dato che il fondatore di Wikileaks è attualmente ancora in arresto e in prigione a Londra per aver contribuito a diffondere documenti riservati su crimini di guerra commessi dalle forze statunitensi in Iraq e in Afghanistan, vale a dire per aver rivelato notizie fondate e documentate, quindi per aver esercitato il proprio diritto (e dovere) di giornalista!

Il rischio dell’estradizione

Qualora la segretaria agli Affari Interni britannica Priti Patel approvasse – con una decisione attesa entro il 18 maggio p.v.  l’ordine di estradizione, già emanato dalla Magistrates’ Court nei confronti di Julian Assange, vi sarebbe un allarmante precedente per i giornalisti e i pubblicisti di tutto il mondo, per la libertà di stampa e per l’opinione pubblica, per il #dirittodisapere che cosa fanno i governi di nascosto invece che con provvedimenti pubblici, in spregio ai principi di democrazia occidentale che essi dovrebbero propugnare.

Dopo aver letto il disperato appello della consorte Stellas Morris durante il Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia del 9 aprile di quest’anno, tutti noi liberi cittadini, non solo avvocati e giornalisti, dobbiamo unirci alle tante voci delle associazioni internazionali per la libertà di stampa e per i diritti umani, ai tanti intellettuali, uomini di cultura, personaggi dello spettacolo ed editori indipendenti che hanno sottoscritto il documento in difesa di Assange pubblicato anche sul sito dell’International Federetion of Journalists.

Un diritto fondamentale violato

Non dimentichiamo il ruolo fondamentale del giornalismo di inchiesta e dei c.d. whistleblower nel disvelare scandali, nel sollevare importanti dibattiti su temi di interesse pubblico, consentendo ai cittadini di essere informati, di poter sapere, di esercitare un diritto che è anche un fondamentale principio di garanzia democratica degli Stati di diritto.

Riprendendo le parole di Stella Morris pongo anch’io la stessa domanda: se i giornalisti che ora riprendono e documentano ciò che sta accadendo in Ucraina, che hanno già documentato quello che accadeva in Siria, subissero le stesse accuse, le stesse persecuzioni e privazioni di libertà di documentare e informare, noi resteremmo indifferenti? No! Allora dobbiamo prendere a cuore il caso Assange, dimostrando di non avere paura, di non farci intimorire, perché denunciare anche i crimini di Stato è un diritto e anche un dovere, fondamentale garanzia di democrazia.

Pure il sottoscritto fa ora parte, con questo mio appello e grido di protesta, dei tanti giornalisti, associazioni, media e testate indipendenti che sostengono Julian Assange e WikiLeaks, in difesa delle libertà di espressione nell’interesse di tutti. 

Milano, 30 aprile 2022
avv. Giovanni Bonomo 

3/18/2022

LA STORIA NON CI INSEGNA NIENTE? Note a margine dell’attuale tragedia umanitaria.

Mentre la rivista ODISSEA urla al pacifismo vero, radicale, autentico, per voce di vari intellettuali e sulla scia delle battaglie per il disarmo condotte dal più volte commemorato Carlo Cassola, l’amministrazione USA sceglie di armare pesantemente la difesa ucraina. Così Biden evita di inviare uomini sul campo ma partecipa attivamente, pur se indirettamente, al conflitto. 

Ebbene sì, dopo aver acclamato come un eroe il presidente Volodymyr Zelensky e aver definito Putin prima – in tempi non sospetti – “killer” e ora - dopo il bombardamento della scuola di Mariupol - , “criminale di guerra”,  Joe Biden e il Congresso americano decidono di incrementare, quantitativamente e qualitativamente, le forniture di materiale bellico destinato a Kiev. Altri 800 milioni di dollari per finanziare la difesa ucraina!  

In questa era di possesso di armi nucleari “le azioni della Russia rappresentano una minaccia per tutto il mondo; ecco perché occorrono misure aggiuntive per ripristinare il rispetto del diritto internazionale sostiene l’avv. Anna Ogrenchukpresidente dell’UBA (Ukrainian Bar Association). Come non darle ragione! Molti altri avvocati e anche magistrati dello Stato invaso dalle truppe russe e martirizzato dall’aviazione di Mosca chiedono intanto un Tribunale speciale, sull’esperienza di Norimberga, da insediare a Kharkiv, la città che ha subito terribili devastazioni. La Corte penale internazionale, organo giurisdizionale indipendente e permanente, è al lavoro dal primo giorno di guerra.   

La storia ci insegna qualcosa? A questa domanda risponde scoraggiato Angelo Gaccione su ODISSEA: LA STORIA NON INSEGNA NULLA! Eppure noi vogliamo restare ottimisti e confidare nel prevalere della ragione, sulla scia di Candide e del neoilluminismo di cui mi faccio da sempre promotore con incontri, presentazione di autori, scritti. Se studiassimo veramente la storia troveremmo la ripetizione identica della stessa logica espansionistica e guerrafondaia, che dovrebbe insegnarci a non ripeterla… almeno all’alba del terzo millennio di “evoluzione” (?) dell’umanità.  

Nell’ambito della guerra del Peloponneso (che oppone Atene e Sparta come città egemoni in un gioco di alleanze che investe tutto il mondo greco), nel 416 a.C. gli ateniesi pongono un ultimatum agli abitanti dell’isola di Melo, nelle Cicladi: assoggettarsi al loro dominio o perire. Il rifiuto dei melii dà luogo a una punizione esemplare, uno degli episodi più tragici della guerra: la distruzione della città, l’uccisione di tutti gli uomini e la deportazione come schiavi di donne e bambini. Lo storico Tucidide presenta come antefatto il dialogo che gli ateniesi e gli ambasciatori dei melii avrebbero avuto per discutere un accordo. Nel passo che qui riporto, tratto da Internet (scaricate il .pdf: http://www0.mi.infn.it/~palombo/Dialogo-dei-Melii.pdf), la difesa dei melii del loro diritto alla neutralità si fonda su criteri di giustizia condivisa, che comprendono il riconoscimento reciproco di autonomia tra le pòleis; gli ateniesi oppongono invece ragioni strategiche, ma soprattutto negano il valore di qualunque regola o patto che non tenga conto della disparità di forze. Nella narrazione di Tucidide, l’episodio segnala il prevalere di una logica di guerra nei rapporti tra greci: l’affermazione del diritto del più forte su qualunque criterio di giustizia, equità, accordo. La storia non dovrebbe insegnarci qualcosa?  

Milano, 18. 3.2022                         avv. Giovanni Bonomo – Candide C.C.




3/05/2022

Sbalorditive coincidenze e fake news di regime. Tiriamo le somme

          Da più di 20 anni studio, mi informo, promuovo, con il mio Centro Culturale Candide, la cultura e l’etica ambientale, dimostrando senso civico oltre l’impegno professionale di avvocato, organizzando convegni e fondando il Comitato Nazionale Amianto Eppur si muore, che insieme all’O.N.A. di Roma conduce battaglie senza sosta per le vittime dell’Eternit e per fare rimuovere i residuati contenenti amianto ancora sparsi per l'Italia. Se parliamo di inquinamento non dobbiamo mostrare indifferenza, però, a ciò che viene diffuso dei media come “informazione”, molte volte viziata e inquinata a partire dalle fonti. Con tale retroterra di impegno civile pensate che qualcosa sfugga allo scrivente e che non abbia senso critico anche a proposito dell’attuale pandemia? 

       Mi sono bastati pochi mesi, a "pandemia" iniziata, per rendermi conto della madornale disinformazione televisiva e giornalistica sul Covid 19 e sul virus Sars Cov 2, iniziando subito a scrivere articoli  per svegliare la cittadinanza e le coscienze per una MEDICINA fondata sulle evidenze e un DIRITTO fondato sui princìpi

Il grave problema dell’Italia, a dispetto del grande patrimonio storico nell’arte e nella cultura, sono ancora i moltissimi che se ne fregano, e ancor peggio coloro che anziché "guardare la luna" se la prendono con "il dito" che la indica, pure ridendo di chi denuncia luoghi comuni, le fake news di regime, le stragi di Stato, i complotti veri, come se fossero fantasia di chi li descrive, come se chi denuncia avesse egli stesso colpa delle false informazioni che sta denunciando. L'ignavia e l’ignoranza si manifestano in vari modi, uno di questi è il disimpegno civile. 

Eppure abbiamo Internet, i cui effetti positivi sono emersi per primi: la condivisione della conoscenza, la diffusione della cultura, l’allargamento e il collegamento dei mercati, i vantaggi per i consumatori, l’allargamento della partecipazione popolare alla vita sociale, politica della società civile. 

Dopo sono arrivati anche gli effetti negativi: la diffusione della cultura e della conoscenza ha comportato un attacco ai diritti di proprietà industriale; l’informazione su prodotti e servizi ha portato con sé atti di pubblicità occulta o menzognera; l’allargamento della partecipazione politica e sociale alla società civile ha fatto anche da terreno fertile per gli attacchi cibernetici e informatici. 

Certo, meglio un sovraccarico di informazioni che una penuria delle stesse, perché la libertà di editare e di esprimere il pensiero è una conquista irrinunciabile. Eppure la libertà di diffondere il pensiero in Rete ha portato al fenomeno negativo delle notizie false che girano e che vengono definite “fake news”. Le quali fanno parte proprio di quell’informazione inquinata della quale i più non si rendono conto.   

E’ lecito ora, anzi doveroso, porci la domanda: in questo proliferare di notizie conseguenza di un’era in cui il citizen journalism, i blogger, gli influencer, i social spadroneggiano, dove nomi anche noti editano video con amenità varie, le capacità di discernimento e lo spirito critico bastano a distinguere il vero dal falso? 

Nel mese di maggio 2020 intervenni come relatore in un convegno in Zoom,  dal titolo “Pandemia e infodemia”, insieme al prof. Ruben Razzante, il quale precisava che la “Task-force anti fake news” che era stato chiamato a presiedere non aveva alcuna autorità di “Ministero della verità”, dovendo essere considerata piuttosto come un comitato che aiuta la cittadinanza a non farsi ingannare dalle false notizie in questo clima di “infodemia” che tutti noi quotidianamente constatiamo.   

Non è dubbio che l’isteria collettiva generata da Covid-19 in Italia sia (stata) un fenomeno di proporzioni spaventose e con effetti imprevedibili, ma è certo che le campagne mediatiche di allarmismo serviranno a giustificare ancora la corsa all’acquisto di milioni di dosi di vaccino, a pandemia conclusa, che farà la fortuna delle multinazionali farmaceutiche. 

Il collega e consigliere comunale avv. Berni mi aveva infatti invitato ad essere relatore in tale convegno perché aveva letto un mio articolo, ripreso dalla rivista BresciaToday, dal titolo “Bufale e fake news: le 10 regole per riconoscerle”, in cui ricordavo il decalogo offertoci da Facebook. Certamente, in questa situazione infodemica, sostenevo, queste regole dettate dal buon senso non basta(va)no. 

In tale articolo sottolineavo di avere sottoscritto e diffuso, invitando a fare altrettanto, l’appello del giornalista Massimo Mazzucco in difesa dell’informazione libera e indipendente contro le fake news dell’informazione non libera e dipendente dalle holding e multinazionali farmaceutiche. 

Le faccine sorridenti che poi ho visto a commento dei miei post sulle origini della pandemia dimostrano la presuntuosa ignoranza di chi si rifiuta di ascoltare e approfondire, di chi parla di complottismo pure in assenza di complotto, se qualcosa si discosta dalle notizie che sente guardando la televisione sua unica fonte di informazione. E’ l’ignoranza del disimpegno – ora che l’origine artificiale del virus bioingegnerizzato Sars-Cov-2 è ammesso dall’informazione su scala globale -, del rifiuto di riflettere e ragionare il primo virus da combattere, non tanto la “infodemia”. 

Ci veniva il sospetto a che una task force governativa che stabilisca che cosa è vero e che cosa è falso, nonostante tutte le buone intenzioni del prof. Razzante, sia strumentale ad una sola verità da imporre, magari per coprire una bolla sanitario-finanziaria di proporzioni mondiali. E questo mentre fioccano le azioni di denuncia, tra le quali anche quella dell’avv. Berni, e di class action contro i provvedimenti e i decreti al punto da rendere il nostro Presidente del Consiglio la persona più denunciata della storia d’Italia.  In questo scenario, ben venga anzi un sovraccarico di informazioni, da vagliare con senso critico – ribadivo - piuttosto che una penuria di informazioni o, peggio, un’informazione a senso unico che si impone e prevale per mancanza di senso critico di una cittadinanza impaurita.

Abbiamo sopportato e continuiamo a sopportare le misure restrittive della libertà personale, peraltro di alquanto dubbia costituzionalità, che ci obbligano a restare a casa, per ragioni di salute pubblica. Ora la paura del contagio, prima ancora che delle sanzioni, potrebbe farci accettare ulteriori misure e forme di profilazione invasive della privacy. Non è dubbio che la salute pubblica sia più importante di qualsiasi privatezza e che lo stesso GDPR General Data Protection Regulation preveda linee guida all’uso di informazioni per ragioni di salute pubblica. L’importante è però che misure sancite e applicate in condizioni di pandemie straordinarie non diventino poi normali una volta superata l’emergenza. 

Se non ci rendiamo conto di questo pericolo, di questa grave minaccia dei valori costituzionali,  significa che gli anticorpi che mancano non sono quelli contro il Coronavirus, bensì quelli in difesa della libertà autentica di pensiero e di informazione, unici strumenti cognitivi per essere uno stato laico, moderno e aperto. E questo nonostante il lascito di illustri pensatori come Mazzini, Cattaneo – bene ha fatto l’avv. Berni a rievocarne la memoria in un precedente convegno - Gioberti. Ci renderemmo conto che si tratta di un problema di salute immunitaria già compromessa più che di un problema virale: noi da sempre conviviamo con i virus, siamo fatti di miriadi di virus e batteri. Ma siamo stati bombardati con dati di mortalità, che sono presenti ogni anno e pure maggiori per altre malattie, gonfiati per l’anno 2020 attribuendole a Covid-19. 

E tutto ciò per imporci un finto vaccino, perché un vero vaccino non esiste, come è già successo per l’HIV, virus di per sé innocuo in assenza di patologie. Abbiamo subito per questo, e continuiamo a subire, una dittatura farmaceutico-sanitaria, figlia del neoliberismo, già programmata per non affrontare il problema fondamentale, la difesa del sistema immunitario con la prevenzione.  

I miei svariati appelli di noi cittadini di sana e forte Costituzione a non cedere a questo ricatto sono serviti? Forse sì perché, insieme alle iniziative di pochi e coraggiosi avvocati più agguerriti del sottoscritto, molti comprendevano che della Costituzione dovremmo conoscere, oltre all’art. 21, l’art. 16 sulla libertà di circolare, l’art. 32 sulla riserva di legge per i trattamenti sanitari, l’art. 78 sullo stato di guerra che consente al governo provvedimenti straordinari, che non è lo “stato di emergenza”, e perfino l’art. 117 lett. q), sulla riserva di legge statale in ordine alla profilassi internazionale. 

Ora, al di là delle “sbalorditive coincidenze” che si trovano nella storia di questo virus SARS-COV-2, e della relativa infezione Covid-19, nei precedenti esperimenti in laboratori di bioingegneria, come il laboratorio proprio di Wuhan, epicentro della epidemia, con coronavirus ad effetti identici a quelli dell’attuale e artificialmente creati (mi riferisco al servizio della trasmissione “Leonardo” di RAI3 nel 2015), sta di fatto che questa  pandemia mondiale dichiarata tale dall’OMS in data 11 marzo 2020, corrisponde in pieno a quanto pronosticato, se non progettato (come dicono i c.d. complottisti), dal programma ID 2020 per “immunizzare” la popolazione mondiale con la biometria digitale. 

ID2020 Alliance (https://id2020.orgè un programma di identità digitale pensato per ogni essere umano sul pianeta. Si tratta di inserire microchip sottocutanei allo scopo di contenere le informazioni personali del cittadino, trasmesse anche da remoto in un archivio di consultazione al livello mondiale. E’ ovvio che torna in auge tale progetto in questi giorni di tragedia mondiale, proprio per la possibilità di accertare su larga scale l’avvenuta vaccinazione per il Coronavirus, una volta che tale improbabile vaccino verrà diffuso. 

Pare anzi che dietro il progetto vi sia proprio la somministrazione di vaccini contro le pandemie e che tra i soci fondatori di ID2020 vi siano nomi di enti e persone miliardari di fama mondiale, come i Rockfeller, con la società GAVI, alleanza mondiale per le immunizzazioni, la Big Pharma, Bill Gates, oltre a varie organizzazioni pubbliche e private, sempre con il dichiarato scopo benefico per l’umanità di munire tutti di “identità digitale”. 

Se non saremo vaccinati saremo invisibili, non identificabili, incapaci di accedere all’assistenza sanitaria, all’università, al lavoro, non potremo votare, né aprire un conto corrente bancario. Ma questo è un bene o un male? Lascio a voi giudicare. 

Certo è che abbiamo la tecnologia necessaria per fare il salto quantico dell’umanità grazie alla decentralizzazione e alla condivisione, alla telematica e alla robotica, ma le vecchie logiche neoliberiste del profitto, alimentate dai grandi gruppi di potere e dalla ricchezza nelle mani di pochi, sembrano sempre sbarrarci la strada.  

Sono tuttavia convinto che la nostra gloriosa nazione, culla del Rinascimento, saprà fronteggiare anche questa grave emergenza. Ricordiamo che senza l’Italia la stessa storia europea sarebbe stata diversa. Sono italiani i primi artefici dell’identità europea nei suoi punti essenziali (Giuseppe Mazzini, Altiero Spinelli); sono italiani i primi nel mondo che rifiutarono la tortura e la pena di morte (Cesare Beccaria. Pietro Verri); italiani sono coloro che si batterono per la libertà di pensiero e prezzo della vita morendo sui roghi (Giordano Bruno, Giulio Cesare Vanini).  

Come italiani abbiamo la forza dei nostri avi, per la nostra storia, per il nostro patrimonio culturale, che ci faranno superare questa grande tragedia assumendoci senza paura tutte le responsabilità che ci spettano. 

Milano, 5. 3.2022 
         Avv. Giovanni Bonomo




 

 

 

10/05/2021

Lorenza Franco musicista della poesia, come la ricorda Franco Manzoni

Ecco nel ritaglio un altro piccolo omaggio, dopo il mio elogio commemorativo e l’addio di Angelo Gaccione, alla poetessa Lorenza Franco, ricordata oggi da Franco Manzoni su CorSera per la musicalità delle sue rime.

https://libertariam.blogspot.com/2021/08/in-memoria-di-lorenza-franco-24.html?m=1

https://libertariam.blogspot.com/2021/08/addio-lorenza-franco-diangelo-gaccione.html?m=1

 


 Non a caso ho impresso il logo del portale di poesia a lei dedicato (www.diVinidiversi.it) sull’urna che raccoglie le sue ceneri e il suo spirito.

 

Che cosa posso dire ancora, più di così… un sentito grazie a tutti coloro che mi sono stati vicini nel ricordo.

 Milano, 5.10.2021
           Giovanni FF Bonomo

 

 

 

P.S. Chi volesse ricordare mia madre dinamicamente nel suo perenne spirito libertario e nella sua ultima sdrammatizzante – anche delle vicende  più dure e afflittive della vita – raffinata comicità, segnalo l’elegante servizio di LawTalks sulla raccolta “Cofanetto Franco” del 19 novembre 2018 presso la Società Svizzera di Milano
--->>> 
https://www.lawtalks.it/il-cofanetto-di-poesie-di-lorenza-franco-presentazione-societa-svizzera-mi/

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 


9/26/2021

Noi cittadini di sana e robusta Costituzione diciamo NO al Green Pass! Viva l’Italia!

    Lo strapotere dei media si manifesta ora non solo con la falsa informazione sui “vaccini”, ma con l’assenza di informazione, con il silenzio assordante da parte dei media radiofonici e televisivi e dei giornali sulle proteste che avvengono in tutta Italia, sui milioni di persone che con sacrificio, coraggio e dignità – assente del tutto in chi si sottomette ad un siero genico sperimentale – sfilano scandendo le parole di “Libertà”, “No Green Pass”, “Basta dittatura”. 

    La mia stima e il mio appoggio vanno a coloro che dissentono contro un lasciapassare - certificato verde digitale o Green Pass - che è invece uno strumento di controllo sociale e di repressione, che segna il collasso finale dello Stato di diritto, la fine della democrazia, la morte della nostra civiltà. 

   La maggioranza degli italiani sembra aver perso l’orgoglio e l’identità di una grande nazione che viene ora immiserita; ma in questo tragico scenario il dissenso dei pochi, di chi coraggiosamente tenta di ricostruire le fondamenta di etica personale e pubblica, di società civile e democratica, di Stato laico e liberale fondato sulla nostra lungimirante e ancora inattuata Costituzione, l’azione di questi cittadini che dissentono, etichettati come no-vax, fa la differenza. Tutte le grandi rivoluzioni nascono dalle minoranze, da pochi individui coraggiosi, che ieri però erano già milioni. 

    Anche le stesse istituzioni dello Stato possono svegliarsi, quando avviene che le forze dell’odine si mettono dalla parte del fiero popolo sovrano e dei cittadini di sana e forte Costituzione, come più volte avvenuto in questi ultimi mesi. E’ successo anche ieri a Roma, in modo tanto imprevisto quanto esemplare. Brava Nunzia Alessandra Schilirò! vicequestore della polizia di Stato, che ieri pomeriggio ha preso la parola a Roma, davanti alle migliaia di manifestanti riuniti in piazza San Giovanni, come ogni sabato per protestare contro il Green Pass: ha parlato per 10 minuti dicendo NO: "Sono qui per ricordare a tutte le forze dell’ordine che noi abbiamo giurato sulla Costituzione e la Costituzione tra l’altro è fonte di diritto preminente cioè sovraordinata rispetto a tutte le altre leggi dello Stato. E allora come si fa a limitare il diritto al lavoro, il diritto alla libertà, il diritto alla circolazione, il diritto alla vita sociale del cittadino?”.

    “Ieri ero solo una libera cittadina - ha scritto oggi su Facebook dopo la notifica del provvedimento disciplinare - che esercita i propri diritti. Se l’amministrazione non gradisce la mia fedeltà alla Costituzione e al popolo italiano, mi dispiace, andrò avanti lo stesso, per amor del mio Paese.”

 

    Intanto le emittenti degli altri Stati, e così anche quella francese, informano e dicono la verità sull’enorme numero di manifestanti per la libertà in Italia. Quella verità anche sui "vaccini" che ora sta venendo a galla perchè tutto il popolo italiano si sta svegliando.


    --- >>> https://youtu.be/z6JOTkjKhxo Andato in onda in Francia, siamo noi italiani!

 

    L’altroieri ho intanto scritto questo mio contributo di libero cittadino, anzitutto, che è anche avvocato: https://avvbonomo.blogspot.com/2021/09/i-profili-di-illegittimita.html. Pure io sento il dovere di difendere la Costituzione.

 

     Per quanto riguarda tanti miei colleghi avvocati invece, devo dire con franchezza e con rabbia che trovo vergognoso il loro silenzio. Ora i camionisti, eroi della strada che fanno un lavoro durissimo, ci possono salvare dalla dittatura. Sì, non gli avvocati né gli uomini di cultura nè i tanti giornalisti e intellettuali, ma i CAMIONISTI. Loro con orgoglio rappresentano ora al meglio la nostra patria, il popolo italiano sovrano.

 

Milano, 26. 9.2021                                                    Avv. Giovanni Bonomo