Tra i vari figli (parecchi!)
di Johann Sebastian Bach che ebbero a intraprendere la carriera di
musicista nessuno fu all'altezza del genio musicale paterno tranne Carl Philpp Emmanuel Bach. Il Solfeggietto, ad
esempio, è un degno capolavoro che Johann Sebastian avrebbe apprezzato e forse
anche elogiato:
https://it.wikipedia.org/wiki/Solfeggietto#:~:text=Solfeggietto%20in%20do%20minore%20(H,indicazione%20di%20tempo%20%C3%A8%20prestissimo.
Ne ripropongo la reinterpetazione in chiave jazz da parte di questo fenomenale
pianista Luca Sestak, sulle orme del compianto Jacques Loussier, il più noto
traduttore jazz di Johann Sebastian Bach: https://youtu.be/JiETLLsXzFI
Carl
Philipp Emanuel Bach è davvero quello che più si è distinto per
originalità, profondità e innovazione, nonostante il talento di Wilhelm
Friedemann, geniale ma instabile e di Johann Christian, molto amato ma "lezioso". Se Johann Sebastian è il sommo architetto del barocco
musicale, Carl Philipp rappresenta un ponte elegante e potente verso il
classicismo, con un linguaggio musicale tutto suo, spesso più ardito e
sperimentale del padre. Il Solfeggietto, è un turbine musicale
in do minore, un piccolo gioiello di virtuosismo e tensione ritmica: quasi un anticipo della futura
corrente anche letteraria Sturm und Drang. Non a caso, Haydn e Beethoven
lo tenevano in grande considerazione. Mi chiedo quale sarebbe stata la reazione del padre
Johann Sebastian a sentire quel pezzo: avrebbe probabilmente alzato un
sopracciglio (rigorosamente ben temperato) annuito e poi fatto senza scomporsi una
fuga a cinque voci su questo meraviglioso brano.
La reinterpretazione jazz di
Luca Sestak è una meraviglia assoluta! La brillantezza
tecnica di questo giovane pianista con lo swing nel sangue e del suo trio, ci offre una brillante parafrasi jazz di questo pezzo senza tradirne l’essenza
originaria. Un po’ come faceva il compianto Jacques Loussier,
con quel quel tocco francese, rispettoso e al tempo stesso giocoso, che ha
saputo avvicinare intere generazioni a Bach attraverso il jazz.
Viviamo in un mondo martoriato dalle guerre e da atrocità senza fine e solo a sentire queste opere e prodigi dell’intelletto umano ci resta la fiducia nel genere homo sapiens, la voglia di continuare, con sopportazione, a vivere, perché ci elevano ad una dimensione non più terrena ma celestiale.
Milano, 26. 7.2025
Giovanni Bonomo
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