Quando incontro un sacerdote di culto cattolico o un qualsivoglia prelato in un contesto di riflessione e di cultura, o anche politico, non posso fare a meno di chiedermi come la pensi in cuor suo e se per davvero, al di là delle apparenze e del ruolo che deve rappresentare, ci creda su serio, perché mi sembra ormai impossibile, alla luce di tutte le informazioni e pubblicazioni che si trovano oggi anche in Internet, farsi portatori di un credo religioso smentito storicamente e che ripugna al buon senso e alla stessa morale (si veda, da ultimo, il saggio di Renato Testa https://venturinibookshop.com/prodotto/la-malafede (ma basterebbe leggere la precedente accurata analisi di Pepe Rodriguez in https://editoririuniti.it/products/verita-e-menzogne-della-chiesa-cattolica-come-e-stata-manipolata-la-bibbia.
A mia volta ho scritto a più riprese che su Gesù Cristo l'analisi storico-antropologica è ormai netta, si tratta di un risultato sincretico di tanti personaggi, come succede per tutti i messia che si sono succeduti nei secoli.
Del resto, dopo gli studi dell'avvocato svizzero Emilio Bossi (https://liberliber.it/autori/autori-b/emilio-bossi-alias-milesbo/gesu-cristo-non-e-mai-esistito), ci sono anche quelli di Luigi Cascioli, il cui libro sulla favola di Gesù Cristo (https://www.anobii.com/it/books/la-favola-di-cristo/010172ed243fa3b426) non si trova ovviamente nelle librerie, ma solo in qualche Circolo Culturale Giordano Bruno.
Purtroppo in Italia la verità viene offesa ogni giorno, e ora ancora di più oscurata dall'apparente buonismo dell'attuale papa. E poi poco conta - diciamolo chiaramente - che Gesù di Nazareth sia esistito o meno: i primi a tradire il messaggio evangelico e i suoi condivisibili princìpi, sono proprio i credenti: è la storia che parla, anche senza leggere i dieci tomi enciclopedici dell'opera monumentale di Karlheinz Deschner sulla Storia criminale del cristianesimo, basta avere un minimo di onestà intellettuale e non nascondersi dietro un dito.
Per questo, dicevo, un recente incontro con un giovane e intelligente prete ad un pranzo del Rotary mi fa venire in mente un altro prete, di altra epoca, mente brillante e precursore del secolo dei lumi, il quale rivelò, nel suo testamento, la vanità e gli errori della superstizione religiosa. Si tratta di Jean Meslier (1664 – 1729), del quale si trova questa significativa bibliografia nel Web: http://www.steppa.net/html/meslier/meslier.htm).
Per quarant’anni è parroco di Etrépigny, piccolo villaggio delle Ardenne francesi, dicendo messa, celebrando matrimoni, battezzando, confessando, insegnando catechismo, facendo fronte a mille impegni anche nelle parrocchie vicine. Ma quando viene la sera, quando la sua perpetua se n’è andata, dopo che il silenzio è calato sul villaggio, egli – in compagnia degli scritti di Lucrezio, di Cartesio, Montaigne, Bayle, Boezio e molti altri – scrive alla luce di una candela e fino a notte fonda. Il suo pensiero si rinviene nel suo testamento, i cui passi significativi vengono riportati nella suddetta biografia.
Bisogna finalmente comprendere che, contrapposti al dogma religioso che blandisce la paura, il pensiero critico e il principio di laicità sono valori irrinunciabili per la civiltà e il progresso dell’umanità. è con la forza della ragione che possiamo opporci all’imposizione di un pensiero calato dall’alto, facendo valere e riconoscere i diritti dell’uomo, la parità tra i sessi, l’emancipazione, l’amore per il sapere, la solidarietà.
Una religione che si basa su una mistificazione storica (*) come la favola di Gesù Cristo – personaggio inventato con la sovrapposizione del messia sacerdotale Yeshua ben Panthera (Gesù), di umili origini, condannato dal Sinedrio alla lapidazione per stregoneria, con il messia politico di fede zelota e ribelle Giovanni di Gamala, detto “Kristos” (Cristo, Unto), figlio di Giuda il Galileo, condannato alla crocefissione da Ponzio Pilato per l’insurrezione dell’anno 36 dell’era volgare contro il potere romano – al fine di “trovare” (in assenza di documentazione storica) un Messia non più come guerriero davidico ma come Salvatore degli oppressi, è ancora meno credibile di ogni altra! Il resto della storia è quello della costruzione dei falsi, nel Nuovo Testamento, da parte dei Padri della Chiesa, per nascondere l’origine rivoluzionaria del Cristianesimo e farlo apparire come religione rivelata.
Cosí anche la scopiazzatura, il plagio, del culto di Mitra e delle altre divinità solari (Horus) che il cattolicesimo compie a partire dai fondamenti della teologia giudaica-cristiana fino alla stessa liturgia, non sarebbe apparsa evidente ai più. Di questa mistificazione storica abbiamo l’ultimo esempio con il recente libro su Gesù di Nazareth del precedente (vero) papa Ratzinger.
Penso a questo punto che siamo geneticamente programmati a servilmente credere anziché pensare. Come la Chiesa abbia sfruttato questa nostra predisposizione servile e abbia saccheggiato il paganesimo per costruire i proprio potere accumulando le proprie immense ricchezze è bene spiegato nel libro IL SANTO PLAGIO dell’appena scomparsa compianta Laura Fezia.
Ma non la penso diversamente sulle altre due regioni abramitiche, condividendo il saggio (un’opera che fu in testa nella graduatoria dei libri blasfemi della Santa Inquisizione) Trattato dei tre impostori, di autore a tutt’oggi ignoto: la religione, di qualsiasi tipo, avvelena il pensiero ed è incompatibile con la ragione, fomenta le guerre e i fanatismi ideologici. La fede è un firewall alla conoscenza. La condotta morale e la vera spiritualità è solo in noi stessi e deriva dalla nostra cultura e dalla (unica benefica) ansia di sapere!
Milano, 20. 2.2025
Avv. Giovanni Bonomo – Candide C.C.
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(*) Agli occhi dell’esegeta attento e disincantato appare alla fine evidente (come a vari studiosi seri di esegesi biblica, tra i quali Giancarlo Tranfo e Luigi Cascioli) che dietro al Gesù Cristo figlio di Dio, messia unico per necessità teologica, ci sono le “impronte digitali” di due diverse individualità, cancellate dalla storia e oscurate (fortunatamente non del tutto) nelle cronache del tempo, forzate in un solo personaggio e in una sola vicenda: proprio per questo in essi convivono aspetti reciprocamente inconciliabili e inspiegabili contraddizioni. Gesù o Yeshua, per chiamarlo con il suo vero nome, testimone autentico di quella spiritualità di matrice essena volta al riscatto dei poveri e alla condanna degli oppressori, convive con l’indole guerriera del “figlio di David”, chiamato a liberare Israele con le armi. Il testamento d’amore scolpito nelle parole del “discorso della montagna” convive con il programma di guerra di chi dice: “non sono venuto a metter pace, ma spada.” La povertà delle origini convive con la discendenza regale e perfino l’accusa religiosa di magia e apostasia diviene titolo di esecuzione per una condanna romana riservata ai sediziosi, su un patibolo romano recante a pubblico monito il capo d’imputazione: ”Questi è il re dei Giudei”. Tale imputazione non ha senso per il “Figlio di Dio” titolare di un regno che “non è di questo mondo”, così come non ha senso per un predicatore illuminato designato come guida spirituale della nuova Israele. L’accusa è invece coerente soltanto nei confronti di chi, rivendicando un titolo usurpato, promuova una rivolta armata contro gli usurpatori e i loro alleati. La trasformazione del titolo messianico di “Unto” (Cristo), appartenuto al messia davidico, in una sorta di identificativo anagrafico simile ad un moderno cognome, ha vissuto nei secoli accanto al nome appartenuto al messia di Aronne (Yeshua). Quale fu il risultato? Da Gesù più Cristo nacque… Gesù Cristo!
Si comprende a questo punto la
necessità, affinché il Cristianesimo potesse diffondersi, di cancellare dalla
storia del Messia ogni riferimento alla sua origine rivoluzionaria, facendo
sparire innanzitutto, assieme a tutta la storia degli Esseni, la sua qualifica
di Nazireo (sostituita con abitante di Nazareth) e la sua origine golanite,
centro famigerato della accanita resistenza antiromana. Queste operazioni
furono rese possibili in seguito alla protezione accordata dagli imperatori
alla nuova religione dopo il Concilio di Nicea (325 d.c.). Inizia infatti a
partire da questa data la persecuzione capillare e cruenta delle religioni e
opinioni contrarie al Cristianesimo protrattesi nella lunga storia di
nefandezze della "Santa Inquisizione" fin dentro il secolo dei lumi,
come il caso dello studente diciannovenne Cavaliere de la Barre, orrendamente
suppliziato e messo al rogo nel 1766 per non essersi genuflesso ad una
processione. Ma la verità dei fatti pare che si sapesse già all'epoca, infatti nel
248 d.c. il filosofo platonico Celso dichiarava in: “Colui al quale avete
dato il nome di Gesù in realtà non era che il capo di una banda di briganti i
cui miracoli che gli attribuite non erano che manifestazioni operate secondo la
magia e i trucchi esoterici. La verità è che tutti questi pretesi fatti non
sono che dei miti che voi stessi avete fabbricato senza pertanto riuscire a
dare alle vostre menzogne una tinta di credibilità. È noto a tutti che ciò che
avete scritto è il risultato di continui rimaneggiamenti fatti in seguito alle
critiche che vi venivano portate”.