8/07/2025

La teologia, scienza del nulla

 

La teologia si propone di trattare l’assoluto, di delimitare ciò che, per definizione, sfugge ad ogni delimitazione, di sondare la coscienza di un’entità che si dichiara inconoscibile. Eppure, da secoli, questo cortocircuito logico si è reso credibile con una moltitudine di libri, dedicati all’analisi delle caratteristiche, delle intenzioni, degli ordini e persino delle emozioni attribuite a “Dio”. Ma cosa resta, alla fine, di questa impresa? Un castello costruito sul vuoto, un discorso chiuso, autoreferenziale, che sfugge sistematicamente ad ogni confronto con la verifica empirica. 

La teologia prende le mosse da un presupposto non dimostrabile: che esista una realtà trascendente, onnipotente, eterna e cosciente. Tutto il resto – dogmi, dottrine, morali rivelate, descrizioni dell’aldilà – non è che l’elaborazione narrativa di tale premessa. È come edificare una cattedrale sospesa su una nube: per quanto maestosa e coerente, resta sempre priva di fondamenta reali. 

L’incongruenza è palese: si afferma che Dio è inconoscibile alla mente umana, e tuttavia si istituisce un intero sapere per dire cosa Dio è, cosa vuole, cosa vieta. È un cortocircuito intellettuale. Se un matematico dichiarasse incalcolabile una certa entità e poi pretendesse di farne un calcolo preciso, sarebbe oggetto di derisione; ma un teologo, anche quando parla per enigmi, viene spesso ascoltato con rispetto, come se stesse svelando verità profonde. 

Si potrebbe allora chiedere quale sia lo scopo effettivo della teologia. La risposta più disillusa ma onesta, è che serve a sostenere il potere, a fornire una legittimazione ideologica alle istituzioni religiose, a creare gerarchie spirituali, a rendere sacre regole sociali calate dall’alto. In questo schema, Dio ordina e l’uomo esegue. E colui che interpreta la voce divina – il teologo, il pontefice, il chierico, il prete – diventa un legislatore immune da contestazioni razionali. 

E poi ci sono quei credenti che danno cenni di risveglio dal sonno dogmatico-religioso e diventano pure anticlericali ma continuano a credere in "Dio"... l'invenzione che ha consentito nei secoli alla Chiesa di diventare ricchissima - fino a fondare uno Stato all'interno dell'Italia - a discapito e con le donazioni della povera gente ignorante. Il credente anticlericale è lo specchio riflesso del suo opposto, il laico devoto, categoria che riguarda la pressoché totalità dei politici italiani. 

Ma la teologia non è solo uno strumento del potere esterno. Risponde anche a un bisogno profondo dell’individuo: la paura del vuoto, dell’incertezza, della morte. Il desiderio umano di senso è legittimo, e non si può biasimare chi lo cerca in racconti che vanno oltre il visibile; tuttavia, la forza consolatoria di un’idea non equivale alla sua verità, né può giustificare l’imposizione della stessa come dogma universale. 

Alla radice, la questione è epistemologica: la teologia si fonda su un metodo che non può essere sottoposto a verifica né a falsificazione. Non è una scienza, né una filosofia, è piuttosto una forma di mitopoiesi travestita da “sapere”, che fa uso di parole solenni ma non produce vera conoscenza, anzi la ostacola, soprattutto quando si oppone al pensiero critico, alla scienza o alla libertà di coscienza. 

Affermare che l’essere umano non è stato creato per Dio, né Dio per l’essere umano, significa sposare un’idea evoluta di laicità: l’uomo non ha bisogno di proiettare all’esterno i propri ideali assoluti, di delegare la propria coscienza a entità assolute, né di sottomettersi ad una inventata volontà superiore. La sua dignità risiede nel riconoscere i propri limiti e nel cercare senso nella vita concreta, non in un’ipotetica legge divina. 

Così, per quanto la teologia continui a generare teorie e speculazioni, resta in ultima analisi una costruzione illogica fondata sul nulla: il tentativo sistematico di parlare seriamente di ciò di cui non si sa se esista, né in che forma, né con quale scopo, una follia, talvolta poetica, talvolta consolante, ma purtroppo posta alla base di religioni che non rispettano i diritti dell’uomo. 

Milano, 25. 7.2025
          Avv. Giovanni Bonomo