7/28/2020

La malafede. Che cosa significa essere “credenti” oggi.

Come ho spiegato con vari autori di libero pensiero e demistificatori esegeti biblici laici da me presentati, Gesù Cristo non é che una favola concepita e coniata a partire dal II secolo e portata alla ribalta del mondo da un imperatore del IV secolo, Costantino, che ne intuì lo straordinario potere coercitivo grazie al quale é stato possibile sottomettere popoli, paesi e intere civiltá per due millenni, distruggendo la ricca cultura classica (rinvio in proposito al saggio di Catherine Nixey, “Nel nome della croce” con mia recensione). La minaccia della punizione e la sublimazione del sacrificio, ad iniziare da quello di Cristo in croce, della rinuncia e della sofferenza ha fatto della fede cristiana una corsia preferenziale verso la morte di tutto ciò che di buono esiste nell'essere umano, una religione della menzogna insomma che fa vivere male per morire poi sempre male, riferendomi qui alle battaglie per l'eutanasia e contro l'accanimento terapeutico delle associazioni umanitarie di libero pensiero tra le quali - la menziono volentieri essendo un associato - Exit-Italia.


La religione è la negativitá perfetta di ogni bene, progresso, crescita civile, un firewall alla conoscenza. E' il cancro della storia, il freno di qualsiasi evoluzione sociale, culturale, cognitiva. Un'analisi obiettiva e storica, come quella compiuta da Kerlheinz Deschner nel suo lavoro enciclopedico, in 10 tomi, sulla Storia criminale del Cristianesimo rivela, negli ultimi tomi, come l'organizzazione denominata Chiesa cattolica e tutti i suoi esponenti d'ogni tempo e luogo sono malfattori, assassini, imbonitori, truffatori, a cominciare da papi, santi, vescovi, pretame e monacame di ogni ordine, grado e rito. 


Ma al di là del piano morale e dei crimini commessi dalla Chiesa e ragionando in modo anche solo utilitaristico, poniamoci la semplice domanda: la religione è utile? Considerando lo sperpero di denaro del nostro Stato e di noi cittadini che finisce nelle casse vaticane con meccanismi subdoli come l’8 per mille, direi proprio di no. A questo proposito rinvio al mio scritto “Quanto costa agli italiani credere”. 


Per chi volesse approfondire, sul piano storico e filosofico l’origine del Cristianesimo rinvio a questa mia intervista:

https://informazione-controcorrente.blogspot.com/2018/06/pensiero-critico-e-fede-religiosa_24.html

e a questi miei scritti:

https://avvbonomo.blogspot.com/2018/09/condizionamento-religioso-v-libero.html

https://avvbonomo.blogspot.com/2018/09/lettera-aperta-ai-credenti-perche-in.html

https://avvbonomo.blogspot.com/2019/04/la-paura-del-laico-i-nemici-di-dio-sono.html

https://www.facebook.com/notes/giovanni-filippo-francesco-bonomo/ateo-no-laico-grazie-legenda-e-c-m-per-vivere-tutti-felici-e-contenti/10150111739628486/

https://www.facebook.com/gbonomo1/posts/10222609245209939 

La Chiesa cattolica è una grande offesa alla dignitá umana. Tutte le religioni sono un male, non solo quella cristiana, la quale tuttavia ha scritto più pagine delle altre nella storia del mondo sostituendo l'aquila imperiale con la croce, ha avuto più possibilità, rispetto ad altre religioni, di commettere atrocitá, genocidi e stermini.... fino a quando ha potuto, continuando a tenere lo scettro del mondo anche dopo la nascita dei moderni Stati di diritto, fingendo ravvedimenti (vedasi la richiesta di perdono di papa Giovanni Paolo II) e adeguamenti all'accresciuto livello di consapevolezza, autodeterminazione e rispetto dei diritti umani dell'uomo moderno.

Proprio questo è il punto. Se questo cancro istituzionale potesse, tornerebbe al più tenebroso medioevo. Personalmente sono convinto che se ciò accadesse, io come tanti altri finirei sul rogo. Non potendo più fare questo,la Chiesa ancora frena come può ogni progresso, crescita ed evoluzione del mondo occidentale. E' come se il progresso, che per fortuna inevitabilmente avanza, fosse un maratoneta con una palla di ferro al piede, la religione. Ecco perché io non rispetto chi crede, invece di pensare. Il buddismo o il taoismo hanno mai arrecato danni ad alcuno? Non mi pare...  e allora, pur ritenendo che in tutti i casi le religioni distolgano l'uomo dal suo cammino verso l'illuminazione, sono propenso a rispettarli. Il cattolicesimo no. Non lo rispetto perché non ha mai rispettato l'umanità. #axteismo

 

         Milano, 28. 7.2020               Avv. Giovanni Bonomo – Candide C.C.



5/08/2020

Trascrizione dell’intervento al convegno “Pandemia e infodemia: come tutelare la salute difendendosi dalle fake news”


Mi sono chiesto, dopo aver ascoltato i precedenti interventi, se avessimo soddisfatto le legittime aspettative di chi pensava, proprio per il titolo dato al convegno, di ottenere qualche indicazione, se non informazione, su quali fossero le fake news e quali le vere notizie in questo sovraccarico di informazioni nel tragico periodo che stiamo vivendo.

Perché qui si tratta, più che di teorizzare e definire la “fake news” in astratto, di dare un qualche orientamento in concreto che aiuti la cittadinanza a comprendere e distinguere le false notizie da quelle autentiche, facendo leva, come ha appena detto il prof. Razzante, sulle capacità di discernimento e sullo spirito critico di ognuno di noi.

Egli precisa che la “Task-force anti fake news” che è stato chiamato a presiedere non ha alcuna autorità di “Ministero della verità” dovendo essere considerata piuttosto come un comitato che aiuta la cittadinanza a non farsi ingannare dalle false notizie in questo clima di “infodemia” che tutti noi quotidianamente constatiamo.  

Non è dubbio che l’isteria collettiva generata da Covid-19 in Italia sia un fenomeno di proporzioni spaventose e con effetti imprevedibili, ma è certo che le campagne mediatiche di allarmismo serviranno a giustificare la corsa futura all’acquisto di milioni di dosi di vaccino, a pandemia conclusa, che farà la fortuna delle multinazionali farmaceutiche.

Il collega e consigliere comunale avv. Berni mi ha invitato ad essere relatore in questo convegno perché ha letto un mio articolo, ripreso dalla rivista BresciaToday, dal titolo “Bufalee fake news: le 10 regole per riconoscerle”, in cui ricordo il decalogo offertoci da Facebook. Certamente, in questa situazione infodemica, queste regole dettate dal buon senso non bastano.

In tale articolo sottolieno di avere sottoscritto e diffuso, invitando a fare altrettanto, l’appello del giornalista Massimo Mazzucco in difesa dell’informazione libera e indipendente contro le fake news dell’informazione non libera e dipendente dalle holding e multinazionali farmaceutiche.

Le faccine sbalordite o sorridenti che poi ho visto a commento dei miei post sulle origini della pandemia dimostrano la presuntuosa ignoranza di chi si rifiuta di ascoltare e approfondire, di chi parla di complottismo pure in assenza di complotto, se qualcosa si discosta dalle notizie che sente guardando la televisione sua unica fonte di informazione. E’ l’ignoranza del disimpegno, del rifiuto di riflettere e ragionare il primo virus da combattere, non tanto la “infodemia”… ben venga anzi un sovraccarico di informazioni, da vagliare con senso critico, piuttosto che una penuria di informazioni o, peggio, un’informazione a senso unico che si impone e prevale per mancanza di senso critico di una cittadinanza impaurita.

Ci viene il sospetto a che una task force governativa che stabilisca che cosa è vero e che cosa è falso, nonostante tutte le buone intenzioni del prof. Razzante, sia strumentale ad una sola verità da imporre, magari per coprire una bolla sanitario-finanziaria di proporzioni mondiali. E questo mentre fioccano le azioni di denuncia, tra le quali anche quella del nostro avv. Berni, e di class action contro i provvedimenti e i decreti al punto da rendere il nostro Presidente del Consiglio la persona più denunciata della storia d’Italia.  

Abbiamo sopportato e continuiamo a sopportare le misure restrittive della libertà personale, peraltro di alquanto dubbia costituzionalità, che ci obbligano a restare a casa, per ragioni di salute pubblica. Ora la paura del contagio, prima ancora che delle sanzioni, potrebbe farci accettare ulteriori misure e forme di profilazione invasive della privacy. Non è dubbio che la salute pubblica è più importante di qualsiasi privatezza. Lo stesso GDPR General Data Protection Regulation prevede linee guida all’uso di informazioni per ragioni di salute pubblica. L’importante è però che misure sancite e applicate in condizioni di pandemie straordinarie non diventino poi normali una volta superata l’emergenza.

Voglio dire che di fronte a questi pericoli e minacce per i valori di democrazia condivisa così faticosamente conquistati dai nostri padri costituenti, è gravissimo che molti se ne freghino, che molti anziché "guardare la luna " se la prendano con "il dito" che la indica, e ridano di chi denuncia luoghi comuni, le fake news dei “professionisti dell’informazione”, le stragi di Stato, i complotti veri, come se fossero fantasia di chi li descrive, come se chi denuncia avesse egli stesso colpa delle false informazioni che sta denunciando.

Gli anticorpi che mancano, allora, non sono quelli contro il Coronavirus, bensì quelli di libertà autentica di pensiero e di informazione, unici strumenti cognitivi per essere uno stato laico, moderno e aperto. E questo nonostante il lascito di illustri pensatori come Mazzini, Cattaneo – bene ha fatto l’avv. Berni a rievocarne la memoria nel precedente convegno - Gioberti. Ci renderemmo conto che si tratta di un problema di salute immunitaria già compromessa più che di un problema virale: noi da sempre conviviamo con i virus, siamo fatti di miriadi di virus e batteri. Ma ora ci bombardano con dati di mortalità, che sono presenti ogni anno e pure maggiori per altre malattie, gonfiati per quest’anno 2020 attribuendole a Covid-19

E tutto ciò per imporci un finto vaccino, perché un vero vaccino non esiste, come è già successo per l’HIV, virus di per sé innocuo in assenza di patologie. Subiamo per questo una dittatura farmaceutico-sanitaria, figlia del neoliberismo, già programmata per non affrontare il problema fondamentale, la difesa del sistema immunitario con la prevenzione.   

Ma noi cittadini di sana e forte Costituzione non cederemo a questo ricatto, perché della Costituzione conosciamo appunto, oltre all’art. 21, l’art. 16 sulla libertà di circolare, l’art. 32 sulla riserva di legge per i trattamenti sanitari, l’art. 78 sullo stato di guerra che consente al governo provvedimenti straordinari, che non è lo “stato di emergenza”, e perfino conosciamo l’art. 117 lett. q), sulla riserva di legge statale in ordine alla profilassi internazionale.

Ora, al di là delle “sbalorditive coincidenze” che si trovano nella storia di questo virus SARS-COV-2, e della relativa infezione Covid-19, nei precedenti esperimenti in laboratori di bioingegneria, come il laboratorio proprio di Wuhan, epicentro della epidemia, con coronavirus ad effetti identici a quelli dell’attuale e artificialmente creati (mi riferisco al servizio della trasmissione “Leonardo” di RAI3 nel 2015), sta di fatto che questa  pandemia mondiale dichiarata tale all’OMS in data 11 marzo 2020, corrisponde in pieno a quanto pronosticato, se non progettato (come dicono i c.d. complottisti), dal programma ID 2020 per immunizzare la popolazione mondiale con la biometria digitale.

ID2020 Alliance (https://id2020.org) è un programma di identità digitale pensato per ogni essere umano sul pianeta. Si tratta di inserire microchip sottocutanei allo scopo di contenere le informazioni personali del cittadino, trasmesse anche da remoto in un archivio di consultazione al livello mondiale. E’ ovvio che torna in auge tale progetto in questi giorni di tragedia mondiale, proprio per la possibilità di accertare su larga scale l’avvenuta vaccinazione per il Coronavirus, una volta che tale improbabile vaccino verrà diffuso.

Pare anzi che dietro il progetto vi sia proprio la somministrazione di vaccini contro le pandemie e che tra i soci fondatori di ID2020 vi siano nomi di enti e persone miliardari di fama mondiale, come i Rockfeller, con la società GAVI, alleanza mondiale per le immunizzazioni, la Big Pharma, Bill Gates, oltre a varie organizzazioni pubbliche e private, sempre con il dichiarato scopo benefico per l’umanità di munire tutti di “identità digitale”.

Se non saremo vaccinati saremo invisibili, non identificabili, incapaci di accedere all’assistenza sanitaria, all’università, al lavoro, non potremo votare, né aprire un conto corrente bancario. Ma questo è un bene o un male? Lascio a voi giudicare.

Certo è che abbiamo la tecnologia necessaria per fare il salto quantico dell’umanità grazie alla decentralizzazione e alla condivisione, alla telematica e alla robotica, ma le vecchie logiche neoliberiste del profitto, alimentate dai grandi gruppi di potere e dalla ricchezza nelle mani di pochi, sembrano sempre sbarrarci la strada. 

Ma sono convinto che la nostra gloriosa nazione, culla del Rinascimento, saprà fronteggiare anche questa grave emergenza. Ricordiamo che senza l’Italia la stessa storia europea sarebbe stata diversa. Sono italiani i primi artefici dell’identità europea nei suoi punti essenziali (Giuseppe Mazzini, Altiero Spinelli); sono italiani i primi nel mondo che rifiutarono la tortura e la pena di morte (Cesare Beccaria. Pietro Verri); italiani sono coloro che si batterono per la libertà di pensiero e prezzo della vita morendo sui roghi (Giordano Bruno, Giulio Cesare Vanini). 

Come italiani abbiamo la forza dei nostri avi, per la nostra storia, per il nostro patrimonio culturale, che ci faranno superare questa grande tragedia assumendoci senza paura tutte le responsabilità che ci spettano.

Milano, 7. 5.2020                                          Avv. Giovanni Bonomo 
 

3/17/2020

L’Italia ce la farà. Anno 2020 e Covid-19


Come sempre accade in presenza di grandi drammi e tragedie si ripresenta il problema fondamentale della condizione umana, il senso della vita, con le principali domande che hanno da sempre impegnato la filosofia e oggi la scienza. Soprattutto se la tragedia riguarda, come in questo caso, l’intera umanità e la sua sopravvivenza. Se guardo all’Europa devo dire che sta nascendo, forse, come leggo in vari post sui social, una nuova umanità assai diversa da quella che ha creato e interpretato la comunità, e in seguito l’unione, europea.

Se guardo poi all’intero mondo, devo dire che, certamente prima dell’annientamento della specie umana, si avrà un azzeramento, un reset, dell’attuale sistema finanziario. Ma a costo di quali sacrifici, quali dolori, quali privazioni?


Il mondo sta diventando sempre più multiculturale, multireligioso, multietnco, e ogni recinto o muro è destinato a cadere. Assistiamo a un diffondersi a macchia d’olio di un’epidemia che non ha limiti di nazione né confini, come a ricordarci che tutta l’umanità, senza distinzioni di etnia o razza, ha un comune destino. Lo sviluppo delle comunicazioni e dei trasporti ha permesso anche a Covid-19 di girare per il mondo e questa pandemia ci ha reso ora più consapevoli di essere abitanti di un unico pianeta al di là delle differenze.

Da anni scrivo e insisto nel fare comprendere che siamo entrati nell’era della decentralizzazione e della condivisione e che molti dei problemi che stanno alla base dei nazionalismi e della perdita di fiducia nelle istituzioni nascono dalla centralità dei poteri e delle autorità, sempre più lontane dai cittadini che reclamano una rappresentanza nei diritti e doveri previsti dai moderni Stati di diritto.

All’alba del terzo millennio, con lo sviluppo della tecnologia digitale e della connettività a banda larga, con la diffusione di Internet e con le prime applicazioni non monetarie della Blockchain nata con il Bitcoin, la prevista decentralizzazione si realizza in molte strutture dell’economia e della politica, dove il potere decisionale è nelle mani della community e le regole vengono stabilite da contratti intelligenti, gli smart contracts.[1]  

Ogni struttura decentralizzata è il frutto delle potenzialità, in parte ancora inesplorate, della Blockchain, vale a dire di una rete distribuita per la certificazione e l’autenticazione di transazioni, in forma sicura e duratura, perché tutto viene registrato in una catena di blocchi accessibile a tutti ma sicuro e trasparente.[2]

Ho parlato poi delle ICO’s Initial Coin Offerings e delle successive STO Security Token Offerings, con l’obiettivo di remunerare i sottoscrittori con i token per la fruizione dei servizi e pure a fini di investimento. Ho parlato a tale proposito di “tokenizzazione dell’economia”, ma anche della politica, perché i token possono rappresentare lo strumento che consente a organismi decentralizzati di erogare servizi e prodotti tramite la partecipazione diretta dei cittadini al processo decisionale.[3]

Tramite regole stabilite negli smart contracts e nei protocolli di approvazione delle transazioni è possibile la rappresentatività e l’autonomia in tutti i settori della vita sociale, dalla politica all’economia e alla finanza, senza autorità centrali, rappresentanze indirette, statuti, amministratori, presidenti.[4]

Nonostante questi progressi tecnologici ritroviamo ancora oggi gli ostacoli alla realizzazione della meta finale di formazione degli Stati Uniti di Europa, per la sopravvivenza di dinamiche statuali alimentate da populismi e nuovi nazionalismi in direzione opposta allo spirito comunitario.

Ora gli Stati più tecnologicamente avanzati si avvalgono delle paure dei cittadini per esercitare forme di controllo sociale sempre più capillari; basti pensare che in politica si vincono le elezioni giocando la carta della demonizzazione dell’avversario e della fobia collettiva verso qualcuno additato come diverso.

Questa guerra pandemica ci ricorda i secoli bui dell’Europa medioevale, quando la paura degli untori era molto più deleteria della peste stessa che sterminava vite umane. Il Boccaccio con il Decameron e il Manzoni con la Storia della colonna infame dovrebbero essere fonte di prezioso insegnamento, ma ancora oggi dobbiamo dire che la storia insegna ma non ha scolari.

La paura resta la più nociva e subdolamente infettante, più di qualsiasi virus epidemico, forma di controllo sociale, con la differenza che oggi può essere una fonte lucrosa non solo per chi ne trae vantaggio, in politica, ma anche per chi ne trae profitto, in economia.  

L’isteria collettiva generata da Covid-19 in Italia è un fenomeno di proporzioni spaventose e con effetti imprevedibili, ma è certo che le campagne mediatiche di allarmismo serviranno a giustificare la corsa futura all’acquisto di milioni di dosi di vaccino, anche a pandemia conclusa, che farà la fortuna delle multinazionali farmaceutiche.

Abbiamo la tecnologia necessaria per fare il salto quantico dell’umanità[5] grazie alla decentralizzazione e alla condivisione, alla telematica e alla robotica, ma le vecchie logiche neoliberiste del profitto, alimentate dai grandi gruppi di potere e dalla ricchezza  nelle mani di pochi, sembrano sempre sbarrarci la strada.

Tornando alla questione della condizione umana, sono convinto che la nostra gloriosa nazione, culla del Rinascimento, saprà fronteggiare anche questa grave emergenza. Ricordiamo che senza l’Italia la stessa storia europea sarebbe stata diversa. Sono italiani i primi artefici dell’identità europea nei suoi punti essenziali (Giuseppe Mazzini, Altiero Spinelli); sono italiani i primi nel mondo che rifiutarono la tortura e la pena di morte (Cesare Beccaria. Pietro Verri); italiani sono coloro che si batterono per la libertà di pensiero e prezzo della vita morendo sui roghi (Giordano Bruno, Giulio Cesare Vanini).

Come italiani abbiamo la forza dei nostri avi, per la nostra storia, per il nostro patrimonio culturale, che ci faranno superare questa grande tragedia assumendoci senza paura tutte le responsabilità che ci spettano.

Milano, 17. 3.2020        Giovanni FF Bonomo – Candide C.C.










2/27/2020

Il processo decisionale automatizzato e gli algoritmi di nuova generazione


Stiamo assistendo all’alba del terzo millennio ad una progressiva automazione di tutti i processi decisionali. Ma c’è una cosa in particolare che mi preme sottolineare e che comporterà una vera rivoluzione in tutti i campi del sapere: è l’Intelligenza Artificiale basata sull’apprendimento automatico (machine learning) grazie al quale i programmi possono migliorare le loro prestazioni imparando automaticamente tramite l’esperienza.

Tali nuovi sistemi di I.A. superano la mera inferenza logica da un insieme di dati e regole immessi dal programmatore e trasferiti negli algoritmi, perché costruiscono in autonomia un modello nuovo partendo sì dai dati ma poi superandoli. Vale a dire che i nuovi algoritmi permettono classificazioni, valutazioni e previsioni su casi sempre diversi che vengono sottoposti al sistema.

Il SW diventa più semplice da sviluppare, perché si svilupperà da solo. Né il suo funzionamento né le ragioni alla base di ciascuna decisione potranno essere spiegati per mezzo del codice sorgente: questo spiegherà il funzionamento dell’algoritmo di apprendimento, ma non la configurazione finale del modello.

Il funzionamento di tali nuovi sistemi di I.A. resta in sostanza oscura ai loro stessi programmatori ma permettono previsioni con un’altissima precisione statistica. Ecco perché ultimamente si assiste ad una esplosione di sistemi di trading automatico, sia con valuta fiat che con le cripto. Possiamo constatare finalmente che funzionano!

Mutuando dalla biologia una spiegazione comprensibile a tutti, di parla di “algortimo genetico”, termine ispirato al principio della selezione naturale ed evoluzione teorizzato nel 1859 da Charles Darwin: gli algoritmi genetici attuano dei meccanismi concettualmente simili a quelli dei processi evolutivi scoperti da questa scienza.

In sintesi tali algoritmi permettono di valutare diverse soluzioni di partenza che vengono ricombinate tra loro con l’introduzione di elementi di disordine - analogamente alle mutazioni genetiche casuali - producono nuove soluzioni che vengono valutate scegliendo le migliori – come nella selezione ambientale - nel tentativo di convergere verso soluzioni di ottimizzazione.

L’Intelligenza Artificiale rappresenta "la più importante opportunità economica del nostro tempo" e il 2020 appena iniziato è l’anno della svolta, come dice IBM in questo articolo.

Anche nell’ambito della giustizia mi aspetterei l’applicazione ora dei sistemi predittivi e algoritmici nel processo civile e penale, che accelerino le sentenze e deflazionino il carico giudiziario.

Avv. Giovanni Bonomo – Diritto 24









2/26/2020

Eppur si muore, non da Coronavirus


Eppure in tanti anni ho scritto, in vari blog, creando siti (http://www.amiantoeppursimuore.it/), l’ho urlato sui social, in un apposito gruppo (https://www.facebook.com/groups/amiantoeppursimuore), movimentando opinioni e convegni in difesa della salute pubblica, per il rispetto e l’applicazione del principio di precauzione a tutela della salute collettiva e individuale.

Eppure ogni anno sono più di 100mila i morti d’amianto nel mondo, 15 mila in Europa, più di 4mila in Italia senza contare tutti morti per gli incidenti sul lavoro. 

    Eppure la paventata pandemia da Coronavirus mette in movimento tutta una serie di misure economiche e di controllo sociale che i morti da lavoro, da malattie professionali, e da più gravi inquinamenti, non riescono a fare.

Eppure i pochi decessi che ha causato e sta causando sono nulla rispetto agli ottomila morti per influenza che si registrano ogni anno in Italia, senza parlare dei milioni che muoiono nel mondo.

Eppur si muore, di altre cose più gravi e da me sempre denunciate. Ma la gente ha ritrovato solo adesso la paura enorme di morire, quella atavica, millenaria paura che ha portato all’invenzione delle religioni. Ognuno di noi porta dentro di sé questa paura, ma vive comunque come se la morte non esistesse, con errori alimentari gravi, fumando, bevendo, fregandosene della salute propria e altrui.

Stranamente tutti consapevoli ora della finitezza della nostra esistenza. è bastato questo nuovo virus a rendere incombente un evento ineluttabile che noi rimandiamo a un futuro remoto, a cui non pensiamo. Una ritrovata consapevolezza che si unisce a un’informazione ipertrofica che ci perseguita in ogni momento della giornata, con la radio, con la TV, con i social, che continua a sottacere ben altre minacce ambientali e ben altre malattie, queste sì letali.

è una terribile notizia quella di una nostra possibile fine, ma non sapevamo già prima di essere mortali?

Pensando al noto romanzo La Peste, di Albert Camus, mi prefiguro anch’io la catastrofe, il nostro amato paese Italia isolato, come quell’intera città nel racconto, da un cordone sanitario dal resto del mondo, incapace di fermare la pestilenza, diventando il palcoscenico di un esperimento per le passioni di un'umanità al limite tra disgregazione e solidarietà.

Conta ora la capacità di ciascuno di noi di farsi promotore di un cambiamento e di una resistenza, per l’amor proprio, della nostra patria, della nostra intelligenza, a fronte di provvedimenti eccessivi o assurdi. Perché il male presente nel mondo viene quasi sempre dall'ignoranza, e la buona volontà, se non è illuminata, può fare altrettanti danni della malvagità e del menefreghismo.

Avv. Giovanni Bonomo – Candide C.C.




11/26/2019

Organizzazione e futuro dello studio legale


Il seminario di Euroconference sul futuro dello studio legale, avvenuto a Milano in data 25 novembre 2019 presso l’Hotel Michelangelo, è stato illuminante sia per la comprensione della rivoluzione in atto nel mercato professionale sia per la rinnovata consapevolezza di quanto contino ora le nostre capacità personali di flessibilità e adattamento, organizzative e di pianificazione.


Tale seminario è stato condotto magistralmente dal formatore professionista e business coach - esperto di problem solving di comprovata esperienza anche in ambito di organizzazione dello studio legale - Mario Alberto Catarozzo.

Essere oggi aperti a contesti lavorativi mutevoli, alle novità del mondo digitale sempre in evoluzione, ed essere disponibili a collaborare con chi ha punti di vista diversi, diventa una necessità nel nuovo scenario multimediale dominato dalla tecnologia 5G e dall’Intelligenza Artificiale: tutto sta cambiamo, dal modo di organizzare lavoro e produzione, alla logistica, alle relazioni interpersonali, ai tempi di risposta. Il Web 4.0 e la Blockchain, che interessano tutti i settori dell’economia, saranno i grandi protagonisti di questo futuro anche nelle professioni legali.

Vari sono stati gli argomenti affrontati, anche non specifici dello studio legale, perché ogni miglioramento riguarda noi stessi (self-improvement) come persone positive e efficienti prima ancora che come professionisti:
· serve una nuova mentalità
· essere manager di sé stessi
· la gestione organizzata dei collaboratori
· la gestione organizzata delle attività
· più tempo libero e meno stress
· 5G, software e cloud al servizio della professione

Il tutto illustrato da significative slides visibili a questo link.

Ho detto illuminante, anche per me, perché mi piace sempre stupirmi pure delle cose che avevo già previsto con largo anticipo: sono già dieci anni che parlo e scrivo in convegni e su varie riviste dell’Intelligenza Artificiale, di Internet of Everything, dell’esito ineluttabile dell’Internet of Thing, grazie alla nuova tecnologia 5G e all’interazione con la Blockchain.

Ora il professionista di oggi deve - e può permettersi di - essere sia un tecnico, sia un manager, sia un imprenditore, al fine di operare anche in mobilità (smart working) nelle 4 aree fondamentali per il business development: - public relations, - marketing, - autorale, - public speaking.

Campeggia sempre, nella prima pagina del mio sito professionale, la frase sul collegamento tra studi professionali quale a conseguenza dell'ampiezza dello scibile giuridico e delle inevitabili specializzazioni. E tale modalità operativa diventa ora da funzionale necessariamente strutturale: sia il modello atomistico, eminentemente rappresentato dall’esimio genitore (www.aldobonomo.it), che quello dello studio professionale associato, in cui i singoli collaboratori non vengono valorizzati unicità come professionisti, non sono più vincenti.

Invero, il futuro è in network, come si legge in una slide, perché il collegamento comporta un risparmio di risorse, una condivisione del sapere, un’ottimizzazione dei ricavi, una migliore specializzazione e una maggiore competitività.

Questo modello di network professionale, che avevo anticipato in teoria, ha già avuto un’anticipazione nella pratica grazie all’intelligenza imprenditoriale dell’avv. Cristiano Cominotto, fondatore di A.L. Assistenza Legale. Al XVII Convegno Nazionale di A.L. avvenuto a Milano il 16 novembre 2019, si è fatto un bilancio e si sono tracciati i solchi dello studio legale del futuro.

Vorrei, con queste brevi riflessioni, non riassumere il convegno bensì stimolare a guardare in avanti con ottimismo. A tale proposito richiamo la frase di Montaigne, citata da Catarozzo, a significare la dimensione in cui spesso ci rifuggiamo per non cambiare mentalità: “La mia vita è stata piena di terribili disgrazie, la maggior parte delle quali non si è mai verificata”.

L’immaginazione e l’ansia sono due importanti risorse in noi che, se lasciate alla guida della nostra vita senza controllo, possono giocarci brutti scherzi e portarci anche alla rovina.

Voglio dire che pensare e immaginare il peggio sarà pure un istinto naturale, a volte utile e adattativo, preparandoci a ipotesi di accadimenti infausti, ma quando il modo di pensare negativo diventa parte del nostro cervello, diventandone il padrone, allora dobbiamo fermarci e riflettere. Le cose potrebbero andare sia bene, che male, non possono andare sempre e solo male, lo stesso buon senso ce lo dice, e ce lo conferma la statistica.

Se il nostro cervello riesce a rimandarci sempre e solo previsioni negative e immagini di sciagure, arriviamo poi all’assurdo in cui siamo infelici anche quando avremmo tutte le condizioni per essere felici, perché non osserviamo la realtà ma viviamo in una nostra matrix creata dalle nostre paure.

La migliore strategia di organizzazione di uno studio legale inizia da noi stessi, cambiando il modo di pensare, condividendo i valori della nostra professione, che resta eminentemente intellettuale, e aprendoci alla mutazione digitale che tali valori accentua in una prospettiva di condivisione.

Avv. Giovanni Bonomo – Diritto 24


9/15/2019

La Direttiva Copyright 2019 e le libere utilizzazioni


Il sistema delle eccezioni e limitazioni alla tutela autorale introdotto dalla nuova Direttiva su copyright nel testo adeguato all’ambiente digitale e finalmente approvato: agli Stati membri ora la palla.

Ed eccoci arrivati a settembre, mese al quale veniva rinviata la “Direttiva Copyright” nel dichiarato intento, parole del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, di proteggere l’interesse di tutti i cittadini a fronte dei malumori, dei dissidi e delle divisioni che, anche fuori dalla sede parlamentare, la discussione sulla nuova normativa aveva provocato.

In linea di continuità con le logiche di armonizzazione della Direttiva 2001/29/CE sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione ora è legge la Direttiva UE 2019/790 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 aprile 2019, dopo un tortuoso percorso di ripensamenti e compromessi per adeguare il copyright e il nostro “diritto d’autore” all’ecosistema digitale e fronteggiare le sfide delle nuove tecnologie.

La lunga gestazione è dovuta alle critiche da parte sia dei soggetti interessati su fronti opposti, gli editori online, gli aggregatori di notizie e i motori di ricerca, sia della dottrina. Critiche che abbiamo anche noi condiviso in https://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoCivile/2018-07-11/la-direttiva-diritto-d-autore-rinviata-settembre-094912.php e, ancor prima, in
http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoCivile/2017-12-15/un-diritto-connesso-editori-contenuti-proposta-estendere-diritto-d-autore-snippet-161747.php nella difesa di una visione di Internet quale terreno sempre fertile di libertà di espressione e di condivisione del pensiero piuttosto che di un “mercato” dei diritti.

Ora, nei ben 86 Considerando che precedono il corpo normativo della Direttiva, composta da 32 articoli, vengono richiamati più volte gli obbiettivi di rafforzare l’effettività dei diritti e di promuovere un più corretto bilanciamento tra l’interesse degli autori e degli editori e quello pubblico di salvaguardia della “stampa libera e pluralista” a garanzia de un “giornalismo di qualità” e di un “accesso dei cittadini all’informazione”.

Tale Direttiva, entrata in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione (17. 5.2019) nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea (art. 31), si applicherà a tutte le opere e ad altri materiali protetti dai diritti nazionali nel settore del diritto d’autore alla data del 7 giugno 2021 con salvezza degli atti conclusi e dei diritti già acquisiti (art. 26).

Non poteva mancare il puntuale convegno AIDA che il prof. Carlo Luigi Ubertazzi dedica al diritto d’autore, avvenuto presso l’aula Magna del Palazzo di Giustizia milanese in data 13 settembre 2019 (http://news.unipv.it/?p=41106 XXXIV convegno di AIDA su “La direttiva digital copyright”, qui la locandina), che mi dà lo spunto per le seguenti note.

Il dibattito dottrinario in tale congegno è stato ancora animato e ha visto la trattazione in particolare, come si può leggere nei titoli delle relazioni,
- del nuovo diritto in favore degli editori online di opere giornalistiche ai fini di assicurare quella invocata sostenibilità in chiave di compartecipazione alle nuove forme di sfruttamento promosse  degli aggregatori di notizie;
 - della responsabilizzazione degli ISP Internet Service Provider e delle piattaforme di condivisione qualora svolgano un ruolo attivo nella diffusione anche tramite l’ottimizzazione della presentazione di materiali;
- del sistema delle eccezioni e limitazioni alla tutela autorale e delle libere utilizzazioni.

Mi soffermerò su tale ultimo aspetto, che è la più forte espressione di rottura del tradizionale diritto d’autore in una società dell’informazione stimolata dalla “distruzione creativa” di Internet con il fenomeno degli Users Generated Content e dalla condivisione della conoscenza.

E’ un tema a me caro fin dai miei primi scritti https://www.dirittodautore.it/dante/lassenza-del-fine-commerciale-nelle-utilizzazioni-libere-ex-art-70-l-d-a-giovanni-bonomo e, su questa rivista, http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/avvocatoAffari/mercatiImpresa/2017-05-22/prelevare-immagini-internet-corredare-articoli-o-post-attenti-diritti-d-autore-quali-sono-vere-utilizzazioni-libere-144355.php?)  essendo il sottoscritto tanto fautore della partecipazione sociale  e della condivisione del sapere come blogger e promotore culturale, quanto strenuo difensore, come avvocato, dei diritti d’autore dei miei assistiti.

Una prima novità è la previsione della obbligatorietà delle eccezioni e limitazioni, previste agli art. 3 – 6, a fronte della facoltatività delle deroghe limitate e specifiche previste dalla Direttiva 2001/29/CE, vale a dire prima rimesse discrezionalmente alla volontà degli Stati membri.

Gli organismi di ricerca e gli altri istituti di tutela del patrimonio culturale potranno estrarre i testi e i dati da qualunque opera a scopi di ricerca scientifica. Le relative copie potranno essere memorizzate e conservate per la verifica dei risultati di ricerca. E’ loro diritto applicare misure atte a garantire la sicurezza e l’integrità delle reti e delle banche dati in cui sono ospitate le opere e gli altrui materiali (art. 3 “Estrazioni di testo e di dati per scopi di ricerca scientifica”).

Dovrà essere introdotta un’eccezione per le riproduzioni e le estrazioni di testo e di dati da opere o altri materiali di cui si abbia il legittimo accesso, a meno che l’utilizzo di tali opere o materiali sia stato espressamente riservato dai titolari dei diritti “in modo appropriato”, ad esempio tramite strumenti che consentano una lettura automatizzata in caso di contenuti resi pubblicamente disponibili online (art. 4 “Eccezioni o limitazioni ai fini dell’estrazione di testo e di dati”).

Gli Stati membri dovranno poi consentire l’utilizzo digitale di opere e di altri materiali esclusivamente per finalità illustrativa ad uso didattico, nei limiti di quanto giustificato dallo scopo non commerciale perseguito, purché tale utilizzo:
a) avvenga sotto la responsabilità di un istituto di istruzione, nei suoi locali o in altro luogo o tramite un ambiente elettronico sicuro accessibile solo agli alunni o studenti e al personale docente di tale istituto; e
b) sia accompagnato dall’indicazione della fonte, compreso il nome dell’autore, tranne quando ciò risulti impossibile.

Tale eccezione di libera utilizzazione potrebbe non estendersi a determinati utilizzi o tipi di opere o altro materiale, tra cui il materiale destinato principalmente al mercato dell’istruzione o gli spartiti musicali, ove siano facilmente reperibili sul mercato licenze che rispondano alle necessità e specificità degli istituti di istruzione.

Viene infine introdotto un meccanismo facoltativo di riconoscimento di un equo compenso per i titolari dei diritti, che nel nostro diritto interno potrà cumularsi con il meccanismo indennitario del “diritto di copia privata” già esistente sui dispositivi di riproduzione acquisti dalle scuole per le suddette finalità (art. Art. 5 “Utilizzo di opere e altri materiali in attività didattiche digitali e transfrontaliere”).

Giova osservare che in più di un Considerando la Direttiva sottolinea come l’estrazione di testo e di dati (“Text and data mining”) consente l’elaborazione di innumerevoli informazioni ai fini sia dell’acquisizione di nuove conoscenze sia della rilevazione di nuove tendenze, aspetti che sono entrambi alla base della libera ricerca e dell’innovazione. In linea di principio, quindi, il Text and data mining non dovrebbe né potrebbe considerarsi una forma di sfruttamento di diritti di autore o di altri diritti di privativa intellettuale o industriale.

Tuttavia, al Considerando 8 si trova la seguente precisazione: “In alcuni casi, l’estrazione di testo e di dati può riguardare atti protetti dal diritto d’autore dal diritto sui generis sulle banche dati, o entrambi, in particolare la riproduzione di opere o altro materiale, l’estrazione di contenuti da una banca dati o entrambi, come avviene ad esempio quando i dati vengono normalizzati nel processo di estrazione di testo e di dati. Se non sussistono eccezioni né limitazioni è richiesta un’apposita autorizzazione ai titolari dei diritti”. 

Sempre con riferimento alle libere utilizzazioni troviamo, all’art. 17 dedicato alle previsioni di responsabilità delle piattaforme di condivisione di contenuti caricati dagli utenti, il comma 7, norma che accorda il diritto (a fronte della facoltà prima lasciata agli Stati membri dalla Direttiva 2001/29/CE di prevederlo o meno e per le sole finalità parodistiche o caricaturali) a coloro che mettano a disposizione del pubblico contenuti online, di avvalersi delle eccezioni di
a) citazione, critica, rassegna;
b) caricatura, parodia pastiche.

Non essendo facile il percorso di recepimento della nuova normativa da parte degli Stati membri, ricordiamo che nell’ordinamento comunitario ci sono due strumenti atti a evitare recepimenti inadeguati o incoerenti. Il primo è il three step test, atto a orientare gli Stati membri nel percorso di recepimento: nella materia in questione ogni nuova eccezione deve 1. giustificarsi per finalità specifiche senza 2. mai contrastare con lo sfruttamento normale dell’opera o degli altri materiali protetti né 3. arrecare ingiustificato pregiudizio agli interessi del legittimo titolare. Vale insomma il criterio di promuovere un giusto equilibrio tra gli interessi degli autori e degli altri titolari dei diritti, da un lato, e degli utenti della Rete dall’altro, ogni volta che si riduca l’area di esclusiva assegnata ai primi.

L’altro strumento è quello del “diritto acquisito comunitario”, che è l'insieme dei diritti, degli obblighi giuridici e degli obiettivi politici che accomunano e vincolano gli Stati membri dell'Unione europea e che devono essere accolti senza riserve dai Paesi che vogliano farne parte. Si tratta di una clausola inclusa in molti trattati internazionali sulla proprietà intellettuale e la cui origine risale alla revisione nel 1967 della Convenzione di Berna: gli Stati firmatari si impegnano ad uniformare eventuali limitazioni ed eccezioni al diritto d’autore nelle rispettive leggi nazionali. In proposito la Corte di Giustizia UE ha sempre richiamato in varie sentenze il principio secondo cui le norme in materia di libere utilizzazioni hanno carattere eccezionale e, in quanto tali, devono costituire oggetto di stretta interpretazione.

Vedremo come l’Italia, che è stata tra i Paesi membri non firmatari perché contrari alla Direttiva insieme a Svezia, Finlandia, Polonia, Olanda, Lussemburgo, applicherà tali nuove disposizioni divenute cogenti per tutti gli Stati membri dell’Unione.

Da oggi al 2021 verranno adottate molte misure tecnologiche ai fini dell’adeguamento, la cui congruità sarà valutata nei casi concreti e nel “diritto vivente” delle Corti. Nel frattempo, come dispone l’art. 25, gli Stati membri possono adottare o mantenere in vigore disposizioni più ampie, compatibili con le eccezioni e limitazioni di cui alla Direttiva 96/9 sulla tutela giuridica delle banche di dati e alla precedente Direttiva 2001/29 per gli utilizzi o gli ambiti oggetto delle nuove eccezioni o limitazioni.

Avv. Giovanni Bonomo – Diritto 24