9/04/2023

Funerali religiosi e funerali laici

 Non ho fatto succedere alla compianta e coltissima madre Lorenza Franco ciò che è successo al magistrato Luigi Tosti, di cui riporto di seguito il post su Facebook per il fratello appena scomparso, a cui vanno le mie condoglianze e la mia solidarietà. Così non lo farò succedere a me stesso.

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=pfbid02ZJAeAs9dwLTjxvAdtXy8kVyXvrpASqjHqX7fVrF5Jg4ycBGZvWWJX9Hpy7wHmLSsl&id=100001603761737

Ho cioè usato il riguardo di non vilipendere i suoi convincimenti di libero pensiero con un funerale religioso, celebrando i funerali laici il 13 agosto 2021 presso il cortile della sua abitazione milanese di via San Marco 14 in presenza dei suoi amici ed estimatori, più numerosi dei parenti, con la declamazione di alcune sue poesie e di un mio ultimo saluto. 

Il mio ricordo di Lorenza Franco nel mio blog personale è stato poi ripreso dalla rivista di arte e cultura Odissea.

A mia madre, spiritualmente sana e quindi atea, da me sempre celebrata e onorata in vita pure nel mio salotto filosofico e letterario, devo, ancor più che a mio padre per gli insegnamenti di diritto, l’amore per la ricerca, per il libero e critico pensiero, per l’elevazione morale sana al di sopra di qualsiasi ideologia e in particolare religione, all’origine sempre di divisioni, odio e guerre nel mondo. Ho ricordato nell’occasione alcuni martiri di libero pensiero e vera spiritualità massacrati dalla Chiesa, che niente ha di spirituale ma solo di palesemente criminale .

Ne ho fatto le spese, in questo Stato di finti religiosi e laici devoti, sia professionalmente sia socialmente, non avendo mai avuto il mio Centro Culturale Candide quella diffusione e notorietà che avrebbe meritato. Ma, del resto, “se un uomo non è disponibile a correre qualche rischio per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla oppure lui che non vale nulla", come disse giustamente Ezra Pound.

E ho sempre combattuto le false verità di comodo, anche bimillenarie, sia professionalmente che culturalmente, mettendo in evidenza che il dubbio e non il dogma è alla base di ogni progresso e avanzamento scientifico.

Milano, 4 settembre 2023

Giovanni F⚡F Bonomo



Lorenza Franco e Angelo Gaccione al Circolo Culturale Giordano Bruno di Milano

3/17/2023

Riflessioni su civiltà, laicità e pace all’alba del terzo millennio per evitare l’apocalisse nucleare

       Il CREDERE anziché il PENSARE è la negativitá perfetta di ogni bene, progresso, crescita civile, un firewall alla conoscenza. E' il cancro della storia, il freno di qualsiasi evoluzione sociale, culturale, cognitiva. 

Che ci piaccia o no il Cristianesimo è il più colossale inganno globale dell’umanità e la chiesa cattolica la peggior congrega di delinquenti falsari.

 

Oltretutto, come ho spiegato con vari autori di libero pensiero da me presentati nel mio salotto Centro Culturale Candide, Gesù Cristo non é che una favola concepita e coniata a partire dal II secolo e portata alla ribalta del mondo da un imperatore del IV secolo, Costantino, che ne intuì lo straordinario potere coercitivo grazie al quale é stato possibile SOTTOMETTERE popoli, paesi e intere civiltá per due millenni. La minaccia della punizione e la sublimazione del sacrificio, ad iniziare da quello di Cristo in croce, della rinuncia e della sofferenza ha fatto della fede cristiana una corsia preferenziale verso la morte di tutto ciò che di buono esiste nell'essere umano, una religione della menzogna insomma che fa vivere male per morire poi sempre male, riferendomi qui alle battaglie per l'eutanasia e contro l'accanimento terapeutico delle associazioni umanitarie di libero pensiero tra le quali - la menziono volentieri essendone un  associato - Exit-Italia.  

La laicità delle istituzioni su cui si regge ogni moderno Stato di diritto e pure, in teoria, la nostra Repubblica, sarebbe stata ad oggi già raggiunta, nonostante l'art. 7 Cost. e i Patti Lateranensi, se l'insegnamento critico e il libero pensiero non fosse stato sostituito dal nozionismo con la catechizzazione delle scuole in continuità con il plagio storico dei riti delle precedenti religioni.

 

La Chiesa cattolica è una grande offesa alla dignitá umana. Tutte le religioni sono un male, non solo quella cristiana, la quale tuttavia ha scritto più pagine delle altre nella storia del mondo sostituendo l'aquila imperiale con la croce; ha avuto più possibilità, rispetto ad altre religioni, di commettere atrocitá, genocidi e stermini.... fino a quando ha potuto, continuando a tenere lo scettro del mondo anche dopo la nascita dei moderni Stati di diritto, fingendo ravvedimenti (vedasi la richiesta di perdono di papa Giovanni Paolo II) e adeguamenti all'accresciuto livello di consapevolezza, autodeterminazione e rispetto dei diritti umani dell'uomo moderno.

 

Proprio questo è il punto. Se questo cancro istituzionale potesse, tornerebbe al più tenebroso medioevo. Personalmente sono convinto che se ciò accadesse, io come tanti altri finirei sul rogo. Non potendo più fare questo, la Chiesa ancora frena come può ogni progresso, crescita ed evoluzione del mondo occidentale. E' come se il progresso, che per fortuna inevitabilmente avanza, fosse un maratoneta con una palla di ferro al piede, la religione. Ecco perché io non rispetto chi crede invece di pensare. Il buddismo o il taoismo hanno mai arrecato danni ad alcuno? Non mi pare...  e allora, pur ritenendo che in tutti i casi le religioni distolgano l'uomo dal suo cammino verso l'illuminazione, sono propenso a rispettarli. Il cattolicesimo no. Non lo rispetto perché non ha mai rispettato l'umanità.

 

Vivendo un uno Stato cattolico ancora di fatto, che nemmeno lo sguardo lungo (ma diplomatico) di Cavour è riuscito ad aggiustare, ho strenuamente predicato negli anni, per quello che potevo fare con il mio salotto filosofico e letterario, la laicità e il libero pensiero, l’importanza di pensare anziché di credere, per il progresso della civiltà e per il recupero della profonda tradizione di pensiero dell’antica cultura greco-romana distrutta dal Cristianesimo.  

 

Il libro della  giornalista e storica Catherine Nixey, Nel nome della croce. La distruzione cristiana del mondo classico, da me recensito, ci guida nel percorso attraverso le distruzioni cristiane, offrendoci un libro coraggioso, che scuote le coscienze, tramite una prosa serrata, incalzante e avvincente, raccontando il trionfo di crudeltà, violenze, dogmatismo e fanatismo che contraddistingue ogni religione.

 

In più scritti ho messo in rilievo il sistema criminale dell’industria bellica sostenuto dall’apparato militare-industriale.  Il recente mio intervento in occasione della presentazione del saggio di Angelo Gaccione “NO WAR. Scritti contro la guerra”, quale relatore inserito tra le testimonianze, ha riguardato il contesto normativo dell’industria bellica, che si radica paradossalmente su dichiarazioni di principio e di regole umanitarie da adottare nel contesto di una guerra “corretta” e “rispettosa” dei diritti umani… che compongono quel “diritto internazionale umanitario”, già “diritto dei conflitti armati”, che è solo una colossale ipocrisia. 

Bisogna mettere la guerra fuori dalla storia se non si vuole la fine del genere umano e di ogni forma di vita nell’orbe terracqueo, All’alba del terzo millennio, che può segnare un salto quantico di consapevolezza e intelligenza grazie alla tecnologia digitale e all’Intelligenza Artificiale, sarebbe assurdo degenerare nell’apocalisse nucleare e nell’annientamento globale, l’atto finale conseguenza del credere anziché pensare. 

Non possiamo più tollerare che ci siano guerre nel terzo millennio dell’umanità. Noi non vogliamo la fine della storia dell’uomo e di quanto il genio umano, quando più pensa e meno crede, ha prodotto di meraviglioso in ogni campo di secolo in secolo, dalle arti alle scienze, dalla letteratura alla poesia. 

Giovanni Bonomo #axteismo #GlobalDisarmament 

O SI PENSA O SI CREDE

2/20/2023

Il Candide meneghino e l’Intelligenza Artificiale

         Non può essere un puro caso, o forse sì, se l’articoletto “Il Candide meneghino” di Angelo Gaccione, dedicato al mio salotto letterario Centro Culturale Candide, appaia in testa ad un articolo, su Il Quotidiano del Sud 18. 2.2023, di certo maggior interesse, riguardante il fenomeno affascinante di cui si sta parlano diffusamente in tutto il mondo: Chat GPT.

Chi mi conosce sa che la mia (obbligata, per un serio promotore culturale) vocazione umanistica e letteraria, portata avanti negli anni con il mio salotto braidense, va di pari passo alla mia indòmita ricerca nel campo dell’informatica e della tecnologia  digitale, in particolare della DLT, meglio nota come Blockchain, nonché della A.I. Artificiale Intelligence. 

Su questi temi di realtà aumentata e di superamento dei limiti umani grazie alla I.A. Intelligenza Artificiale ho dedicato svariati scritti che si trovano in Internet. Da ultimo, sul metaverso ho del pari di recente scritto, e non mi dilungo ora sulle mie varie iniziative non ancora rivelate ma nemmeno top secret di imprenditore digitale. 

Dicevo “forse sì” a proposito di questa curiosa combinazione di articoli, perché la vita può essere vista o come affidata al puro caso, in una concatenazione di eventi del tutto scollegati, oppure come guidata da un sottile filo conduttore che magari noi stessi, inconsciamente e indirettamente, abbiamo creato tramite le precedenti azioni e le nostre conoscenze. 

Fatto sta che è stato emozionante vedere che l’articolo dell’amico scrittore Gaccione, dopo la sua telefonata che mi avvisava della uscita su Il Quotidiano del Sud, stesse in testa ad un altro ben più importante e che egualmente mi riguarda. Questo mi piace consideralo come un segno dell’universo, un segnale del destino, e qualcuno direbbe della divina provvidenza. 

L’articolo riporta l’intervista che tale Mimì (presumo l’autore del testo, a firma Umberto Pagano) pone a ChatGPT per mettere alla prova la sua intelligenza e financo i suoi possibili sentimenti umani. È infatti caratteristica ormai risaputa che tale motore di ricerca intelligente, come a me verrebbe di chiamarlo, risponde in tempi rapidissimi, scrivendo mentre pensa e pensando mentre scrive, a qualsiasi domanda. Inoltre la sua abilità nel generare testi originali di articoli, saggi, racconti, poesie – con una creatività che sembrava una prerogativa dell’intelligenza umana – viene già utilizzata in vari ambiti, sia di studio che di lavoro. 

Alle impertinenti e provocatorie domande dell’intervistatore, che gli dice anche di simulare le emozioni umane (“Dai ChatGPT, dicci qualcosa di umano!”, è il titolo dell’articolo) egli risponde in modo incredibilmente umano pur avvertendo che riproduce solo risposte tipicamente umane, perché “come intelligenza artificiale non ho personalità o esperienze personali come un essere umano”. 

“Non provo gioia o dolore per gli eventi che accadono nel mondo”, dice come intelligenza artificiale, ma come “persona simulata” il discorso cambia. 

Domanda. Preferisci la guerra o la pace? 

Risposta: Come persona simulata preferisco la pace alla guerra. La pace permette a tutti di vivere in armonia e di concentrarsi su questioni più importanti come la crescita personale, la costruzione di relazioni sane e la risoluzione dei problemi in modo pacifico. La guerra d’altra parte porta solo a distruzione e sofferenza, La pace rappresenta l’armonia, la stabilità e la serenità, mentre la guerra rappresenta solo distruzione, dolore e sofferenza. Spero che un giorno il mondo possa essere completamente pacifico”. 

Emozionante è leggere che ChatGPT, come A.I e non come persona simulata, abbia come suoi scrittori preferiti William Shakespeare, Ernest Hemingway e Italo Calvino, ciascuno con diverse e ragionate motivazioni, e che tra i musicisti il suo preferito sia Johann Sebastian Bach... come non dargli ragione? 

Mi ha poi colpito l’errore “umano” di attribuire il Contrapunctus XIV al “Clavicembalo ben temperato” invece che a “L’arte della fuga”, e che ti tale sbaglio chieda scusa! Ma il chiedere scusa e l’essere dispiaciuto è solo una forma di cortesia formale per indicare di aver sbagliato, come ChatGPT precisa subito dopo. 

Sulla sua memoria a breve termine niente da dire, perché il suo sapere dipende solo dalle informazioni a cui ha accesso al momento in cui viene interpellato: “Non salverò né ricorderò questa conversazione una volta che sarà terminata.” 

Diversa cosa è per noi umani, che pur ricordando informazioni ed esperienze in modo duraturo, ci comportiamo come se le dimenticassimo, rifacendo gli stessi errori, e le stesse guerre, del passato. 

Milano, 20. 2.2023

Giovanni Bonomo – Centro Culturale Candide

Il Quotidiano del Sud 18. 2.2023


    





Gli AMORETTI di Edmund Spenser rivivono in Lorenza Franco

         È così che voglio ricordare quest’anno la poetessa Lorenza Franco, in occasione della data in cui festeggerebbe il suo compleanno, il 24 febbraio, con questa opera successiva a quella che la rese famosa per impegno e arditezza letteraria, cioè la traduzione e reinterpretazione dei notissimi SONETTI di William Shakespeare.

La vita dell’uomo è costellata di passioni, delusioni, gioie e dolori, ma è nella vita delle grandi menti che l’intensità della passione va di pari passo alla profondità del pensiero, anche quando si tratta di “amoretti”. Perché è nella semplice corrispondenza con la persona amata che possono nascere capolavori letterari, come avvenne con Edmund Spenser, il poeta inglese che meglio di tutti incarna, nella letteratura dell’epoca elisabettiana, il proposito di fondere le diverse componenti poetiche inglesi con quelle europee, allo scopo di elevare il linguaggio poetico inglese alla pienezza di un vero Rinascimento. 

Lorenza Franco seppe cogliere questo anelito di rinnovamento che già allora si aveva nella poesia, cimentandosi nella traduzione e reinterpretazione degli AMORETTI, i sonetti amorosi di Edmund Spencer dedicati a Elizabeth Boyle, e aggiungendo le risposte della Boyle, alias Lorenza Franco, sotto forma di venti sonetti dedicati al poeta londinese. 

Gli “AMORETTI. Sonetti amorosi tradotti e riscritti con le risposte di Elizabeth Boyle da Lorenza Franco” è un’opera edita nel 2003 edito da La Vita Felice, che fece parlare molto la critica. Del resto non poteva sfuggire alla curiosità letteraria Lorenza Franco, dopo il brillantissimo percorso universitario concluso con lode, il poeta inglese precursore di Shakespeare, attento studioso del Petrarca i cui echi classicisti venati di amorosi sensi per Laura ritroviamo nelle spensierate lodi poetiche per la “sua” Elizabeth. 

Poeta lui, tra i più delicati e raffinati del cinquecento inglese, poetessa lei, ma anche traduttrice di poeti, dagli epigrammi di Pallada ai fascinosi versi di Costantin Kavafis. In questo libretto gli amoretti di Spencer, scritti nel 1595, ritrovano una autentica musicalità e una rilettura affascinante proprio per la ricca e forte vena poetica di Lorenza Franco. 

Più che traduttrice dovremmo parlare di ri-scrittrice, più che di versione in italiano dovremmo parlare di rielaborazione in versi di quel pentametro giambico di Spenser sul quale la sensibilità moderna di Lorenza Franco innesta la freschezza e la scioltezza della reinvenzione metrica grazie all’endecasillabo. 

Nei versi amorosi, gli amoretti appunto, per Elizabeth Boyle, eterno femminino e alter ego delle Laure e delle Beatrici in cui si dipinge un mondo dove tutto passa, tutto finisce, tutto è caduco… fuorché l’eterno, per come lo pensiamo, amore – e dove “evidentemente lo Spenser si prende la rivincita sulle sconfitte e sulle umiliazioni che la vita gli ha riservato”, come dice nell’introduzione Bruno Gallo – l’intervento di Lorenza Franco si libera dai condizionamenti dell’adesione supina all’originale ma ne resuscita e mantiene vivo lo spirito e la musicalità, come avviene per Shakesepare nei Sonetti. 

È un duplice lavoro, una duplice fatica, perché rimare in italiano è cosa ben diversa dal rimare in inglese, per di più nell’inglese di Spenser, ma Lorenza Franco, avendo a disposizione quel felice, e inconfondibile ritmo serrato dell’epigrammista, riesce sempre a comporre i suoi endecasillabi secondo la linea poetica del rigore e del rispetto sia spenseriano che personale. 

Ascoltiamola insieme leggendo i versi del settimo sonetto: 

“Fayre eyes,the myrrour of my mazed hart,
           what wondrous vertue is contaynd in you
           the which both lyfe and death forth from you dart
           into the object of your mighty view? 

  For when ye mildly looke with lovely hew,
           then is my soule with life and love inspired:
           but when ye lowre, or looke on me askew
           then doe I die, as one with lightning fyred. 

  But since that lyfe is more then death desyred,
           looke euer lovely, as becomes you best,
           that your bright beams of my weak eies admyred,
           may kindle living fire within my brest. 

  Such life should be the honor of your light,
           such death the sad ensample of your might.”

 che rivivono così:

 “Occhi specchianti il mio stupito amore,
            quale virtù dentro di voi aleggia
            e mi possiede col grande vigore,
            che vita e morte intorno a sé dardeggia? 

  Quando d’azzurro son da voi cosparso,
           d’amore e vita l’anima s’accende,
           ma quando vi accigliate, vengo arso
           da un fulmine che a un tratto mi sorprende. 

  Ma, poi che Vita più che Morte attira,
           guardami con l’amor che ti si addice,
           sempre quel raggio che il mio occhio ammira
           riaccende il fuoco che mi fa felice. 

  La vita mia fa onore alla tua luce,
           la morte sol pensieri tristi induce.”

Ma vediamo come risponde al sonetto 20 Elizabeth Boyle, nella fantasia di Lorenza Franco, a Spencer nel sonetto 20: 

In ogni donna, pur se navigata,
         sempre nascosta è una verginella
         che si schermisce, ed essere trattata
         vorrebbe come fosse una sorella. 

Ma se l’amore prende il sopravvento,
         la libera di ogni esitazione.
         Per ogni fioritura ci vuol tempo,
         ma il frutto arriverà a maturazione. 

Non contrastando, ma con l’abbandono
         al ritmo della vita si è felici,
         del cosmo attenti all’armonioso suono,
         che nell’anima affonda le radici. 

Sol con la legge eterna in sintonia
         io sarò la tua gioia e tu la mia.

 Traduzione e interpretazione, fedeltà al testo ma pure e soprattutto ai sentimenti dell’autore. In questo caso l’autrice si pone nelle vesti dell’amata interlocutrice, immaginando le sue risposte in godibili sonetti altrettanto musicali. Una fedeltà che, abbinata alla innata disponibilità alla rappresentazione della parola in versi, fa di Lorenza Franco una presenza poetica che travalica i nostri confini, se è vero, come è vero, che la sua raccolta “Indefinito” è uscita a Budapest, tradotta in ungherese con il titolo “Meghatàrozatlan” da Ferenc Barany. Su quest’opera di traduzione più unica che rara riservata ad un poeta italiano vorrei ritornare in occasione di altre ricorrenze per ricordare Lorenza Franco, milanese ma originaria di Tirano, al quale è stato conferito nel 2000 il prestigioso premio giornalistico letterario “Ernest Rosenthal”.

 Milano, 24 febbraio 2023
         Giovanni Bonomo – Centro Culturale Candide

 

 P. S.
http://www.divinidiversi.it/images/In_memoria_di_Lorenza_Franco_.pdf Ciao mamma, continuo ad abbeverarmi alle fonti del tuo sapere grazie alle opere e agli scritti che ci hai lasciato. 




1/30/2023

Ideologia e utopia. Dialogo con Lorenza Franco

       Mi rivolgo ora alla compianta madre con questa parole, dovunque ella sia e dovunque si fosse reincarnata o ritirata in quella polvere di stelle degli spazi siderali da dove tutti veniamo.    

  Cara mamma, te lo devo proprio dire. Ma con una premessa e nota positiva. Ho recuperato tutto ciò che è rimasto a fronte della gente senza scrupoli che ti ingannò e che per quanto riuscì a convincerti che io fossi il nemico, non ebbe alcun successo invece sul piano intellettuale perché fosti sempre forte a opporre un lapidario NO. Solo a me riconoscevi il coraggio e la virtù di chi combatte per i nobili ideali di libero pensiero e nessuno riuscì a influenzarti dicendoti il contrario. Su questo eravamo sempre in sintonia, anche sulle buone letture che tengono sveglio ed elevano il pensiero. E mi ringraziasti pure tante volte di averti promosso come poetessa e di averti dedicato già in vita quel portale e raccoglitore di poesia diVinidiVersi.it che richiama anche l’alto profilo morale intellettuale del compianto amatissimo marito Aldo Bonomo.  

   Ora te lo devo proprio dire, dicevo, perché non posso più nascondere il notevole sforzo per far coesistere in me gli ideali democratici di rispetto e di tolleranza in uno con il disprezzo e lo sdegno verso la massa di imbecilli guerrafondai che ci governano, per quanto abbia già deciso di sfrondare la mia vita dalle false e inutili amicizie, dedicandomi di più al lavoro e allo studio, all'erudizione, alla ricerca. Ora sto esplorando l’affascinante mondo digitale in tutte le sue manifestazioni, futuribili e in atto, che solo pochi anni fa si consideravano fantascienza, tra cui il metaverso, la blockchain e l'intelligenza Artificiale. Sì mamma, perché scrivo ancora gli articoli che tanto apprezzavi, dicendomi quanto fosse stato orgoglioso papà se avesse potuto leggerli, facendomi piangere. Dal giuridico al metagiuridico fino al filosofico e sociologico, la vita e l’avanzamento scientifico e tecnologico sono da cogliere in tutte le sue manifestazioni. Per questo ho anche intrapreso la strada di imprenditore visionario che in fondo era sempre in me, pur inibita e nascosta. No mamma, ho già dimostrato che non siamo perdenti sul piano dell’imprenditoria e degli affari, come tu mi dicevi e ripetevi, né tu né io, e i miei primi successi li dedico e li devo - perché hai stimolato per contrapposizione la mia disperata voglia di farcela - a te, cara mamma.  

  Su una cosa poi ti ho dato sempre e ti do ancora ragione: le persone veramente sole sono quelle che vivono una vita agra senza stimoli intellettuali e ansia di conoscere e di sapere. Mi dicevi spesso che è necessario e vitale tenere in esercizio il cervello.  

  Tu mi dicevi delle ideologie, tra cui principalmente le religioni, che rovinano il mondo, perché inducono prima a credere che a pensare. La tua raccolta poetica è pressoché tutta densa di questo laico e limpido pensiero per il bene e il progresso della civiltà, una civiltà però destinata ad un inesorabile declino, come mi dicevi con il tuo cosmico pessimismo. Meno male che te ne sei andata via prima che iniziassero queste sciagurate guerre, perché penso che tu non avresti proprio sopportato (mémore degli orrori del secondo conflitto mondiale vissuti da bambina) la visione e l’ascolto di tali notizie, che ti avrebbero uccisa nell’animo, prima che l’escherichia coli, per quanto fossi certa di aver debellato, ritornasse.    

 Noi abbiamo ancora legittime aspirazioni e nobili ideali che non sono ideologie, mamma. Tendiamo all’infinito perché viviamo di limiti. E allora preferisco essere visionario e utopista. Ľideologia condiziona le azioni mentre ľutopia le ispira conferendo loro senso.  

 La dimensione utopica è tanto anti-ideologica quanto anticonformista, come lo eri tu. E per questo risulta molto pratica, contrariamente a quanto si dice. Infatti autorizza molte più azioni di quante ne autorizzi ľideologia e persino ľanarchia.  

 La mia Utopia ha ormai più di vent’anni e resta incompiuta, e lo sai bene mamma, si chiama Creatività, Condivisione, Conoscenza, le tre C di Centro Culturale Candide. Corrisponde a quella che, prima di me, urlarono Libertà, Uguaglianza, Fratellanza. Utopia spesso negata allo stesso tempo in cui viene proclamata ... ma che sostiene sempre gli animi più nobili e coraggiosi. Lo scrissi anche in La politica dell’impossibile di Candide.  

 Tu che fosti partecipe di più serate ed entrée des artistes nel mio salotto, con il volto che finalmente ti si illuminava di gioia, dopo aver recitato qualche tua poesia tanto sorprendente quanto spiazzante, suscitando interminabili applausi, puoi capirmi, cara mamma.  

Quanto saresti ora radiosa di orgoglio e gioia se potessi leggere l’articolo che sul mio/nostro salotto ha scritto l’amico scrittore, e tuo editore, Angelo Gaccione per il quindicennale di Candìde: https://libertariam.blogspot.com/2023/01/spigolature-diangelo-gaccione-giovanni.html! sulla prestigiosa rivista d’arte e cultura ODISSEA da lui diretta! Così come ti sentiresti lusingata da tutti gli apprezzamenti che i tuoi estimatori, letterati e poeti ma anche molta gente semplice che ti conobbe, leggendo la chat di WhatsApp per farti sempre presente qui tra noi. https://chat.whatsapp.com/LpwkTfj5Ybx3Uq2yVIrD2N. E mi rimprovereresti, come era tuo solito, per eccesso di zelo nel darti visibilità, perché non volevi mai troppo apparire.  

 Ora il Centro Culturale Candide non è più il luogo fisico di prima, avendo adibito la mia casa e il salotto a studio professionale per starti vicino negli ultimi anni, dopo quei clamorosi incidenti di salute da cui ti fosti sempre ripresa, fino a farmi pensare che tu fossi indistruttibile: lo rimarcai tre anni fa al raggiungimento di un’età speculare palindroma, che segnava la via dell’infinito: i tuoi 88 anni. 

 


 Ma tutto finisce, niente è eterno, tranne ciò che si può tramandare ai posteri tramite i nostri scritti, le nostre poesie, le nostre opere. 

Stai tranquilla ora mamma che io vado avanti con il tuo stesso spirito e la tua stessa determinazione, anche nella mia nuova dimensione di imprenditore in tarda età, a cui tu non credevi. Ma tu non credevi nemmeno in te stessa, mamma, mancando di ambizione e autostima per le tante afflizioni ricevute, per non aver avuto gli strumenti concettuali di economista, ma solo di umanista e letterata, che ti avrebbero permesso di metterti al riparo, per i tanti maltrattamenti ricevuti nella tua infanzia e adolescenza. 

Continuo io mamma a dare voce al tuo talento e alla tua sapienza, e ti rendo giustizia per farti conoscere pubblicamente dando voce a tutte le tue poesie ancora inedite.  

Milano, 31. 1.2023 

Tuo indòmito e amato figlio,
         Giovanni Bonomo





Il metaverso. Incontro di Filosofia sui Navigli del 29. 1.2023

La videoregistrazione dell'incontro è disponibile in https://www.partecipami.it/infodiscs/view/41094

La relatrice, prof.ssa Simona Morini, docente di ruolo (teoria delle decisioni razionali e dei giochi) presso l’Università IUAV di Venezia, è stata esauriente nello spiegarci, oltre all’origine del termine – pensiamo a quante volte la fantascienza abbia anticipato la realtà attuale! Jules Verne docet e, nel nostro caso, Neal Stepehenson con il suo romanzo “Snowcrash” del 1992 –  come i primi modelli di metaverso, ad iniziare da Sendbox, abbiano tratto l’ispirazione dai videogame, ma che è importante ora distinguere, se vogliamo comprendere appieno il significato e le potenzialità di questo importante approdo tecnologico, tra ampliamento della realtà e falsificazione della realtà.

Solo la prima, la realtà aumentata, ci consente di interagire e creare oltre a mondi virtuali (ve ne sono attualmente 150) concrete possibilità di evoluzione della coscienza e di semplificazione della nostra quotidianità, tramite le meravigliose applicazioni della A.I. e della decentralizzazione, con eliminazione di ogni burocrazia figlia della tradizionale centralizzazione dei servizi. 

Ci ha poi illustrato i più utilizzati metaversi: - Robolox, - Decentraland, - Spatial, - Meta Education, Meta Horizon Worlds, ponendo l’accento sul terzo, che per caratteristiche sarebbe ideale anche per uno spazio virtuale di Filosofia sui Navigli. è importante comprendere le infinite implicazioni che il metaverso ha in termini di creatività e sostenibilità, al di là del mero business (già nel 2022 si è raggiunta la cifra di 50 miliardi dollari negli USA come giro di affari).

Basti pensare a quanto più agili saranno gli esperimenti di architettura e di design nel metaverso, con notevole semplificazione anche nei rapporti con la P.A., senza contare le economie interne e i progetti di finanziamento nei diversi mondi virtuali, ancor prima della loro auspicabile interoperabilità.

Certamente, a livello filosofico, il concetto di metaverso richiama il mondo delle idee di Platone e la domanda fondamentale e attualmente irrisolta su che cosa sia la realtà. Viene in mente anche la distinzione dei mondi di Karl Popper: il mondo 1: costituito dalle realtà fisiche, naturali o artificiali; il mondo 2 costituito dai pensieri, psicologico e  interiore; il mondo 3 che  nasce dall'elaborazione del secondo, il mondo 4 costituito dalla religione, dalla filosofia e dalla  morale. Ecco, il metaverso potrebbe essere il mondo 4, che richiama pure la quarta rivoluzione industriale.

L’accenno della relatrice al dilemma filosofico, ripreso dallo stoicismo, della possibilità e della speranza, intesa non solo come atteggiamento passivo di rassegnazione, ha dato adito all’intervento di Roberto Maria Pittella sull’utopia possibile (titolo di un suo saggio), apparante ossimoro che dissimula invece il profondo concetto dell’impegno di ciascuno nel realizzare le aspirazioni e gli ideali di progresso civile, come imporrebbe – aggiungo io - anche la nostra carta costituzionale (art. 4 c. 2). Tale intervento ha dato adito, a sua volta, all’intervento dello scrivente più discreto nella chat di Zoom, subito condiviso dal prof. Pittella, su Ideologia e Utopia, dovendosi preferire la seconda: l’ideologia condiziona le azioni mentre ľutopia le ispira conferendo loro senso. La dimensione utopica è tanto anti-ideologica quanto anticonformista, e per questo risulta molto pratica, contrariamente a quanto si dice. Infatti autorizza molte più azioni di quante ne autorizzi ľideologia e persino ľanarchia.

Apro una parentesi. La mia Utopia, o politica dell’impossibile, ha ormai 20 anni e resta incompiuta, si chiama Creatività, Condivisione, Conoscenza, le tre C di Centro Culturale Candide. Corrisponde a quella che, prima di me, urlarono Libertà, Uguaglianza, Fratellanza. Utopia negata allo stesso tempo in cui viene proclamata ... ma che sostiene sempre gli animi più nobili e coraggiosi. Chiusa parentesi.

È intervenuto anche Roberto Mombelli con un’importante precisazione a proposito di etica della A.I., alla base dell’attuale tecnologia che consente il metaverso. Sono cinque i principi su cui si regge l’Intelligenza Artificiale (come del resto spiegato anche dal MISE nel rapporto Strategia Nazionale per l’Intelligenza Artificale 2019): 1. Principio di beneficenza; o almeno 2. Principio di non maleficenza; 3. Principio di autonomia, 4. Principio di giustizia, 5. Principio di esplicabilità.

Certamente dipenderà da chi e da come il metaverso verrà usato, perché la tecnolgia è neutra. Ci sarà sempre chi dirà, come già disse Karl Popper a proposito della televisione, “metaverso cattivo maestro”, perché già nella chat di Zoom è stato posto il dubbio dell’eccessivo attaccamento ai social, richiamando la sindrome di Hikikomori, quella dei ragazzi che, non solo in Giappone, si chiudono in camera e rifiutano ogni contatto con la realtà esterna. Ma qui vorrei richiamare quanto detto dalla relatrice sulla distinzione tra ampliamento (virtuoso) della realtà e falsificazione (dannosa) della stessa, che causa dipendenza.

Vorrei concludere questo mio resoconto - senza velleità di accuratezza pressoché impossibile se non si vuole tediare il lettore - su questo incontro di Filosofia sui Navigli, sottolineando l’importanza del metaverso per una prossima e rivoluzionaria società autonoma decentralizzata (dalle DAO alla DAS), che ci permette di essere cittadini attivi, partecipi e globali.

Si tratta di una svolta post-digitale che può condurre a forme di democrazia diretta, con la partecipazione cioè dei cittadini al processo decisionale del governo senza intermediari. Il metaverso rappresenta la tappa finale della digitalizzazione, trasformando la nostra società e la nostra economia, dove i dati e la crittografia saranno gli indicatori di fiducia, di identità e trasparenza. Del resto le tecniche crittografiche hanno già aperto la strada alle criptovalute e poi agli smart contracts, consentendoci con la DLT tecnologia di registro distribuito (meglio nota come blockchain) di eseguire trasferimenti di valore in totale sicurezza.

In La finanza decentralizzata e la tokenizzazione dell’economia  spiego che cosa sono gli NFT e come esserne anche creatori in una creator economy appunto decentralizzata, in cui saremo cittadini globali con un’etica cosmopolita di un mondo interconnesso, dove ognuno di noi potrà ritrovare i propri amici nel metaverso, andare a teatro, prendere un aperitivo, iniziare attività e sviluppare nuove interessi per il progresso civile della società.

Il metaverso permetterà inoltre di ridurre l’impatto che le attività umane hanno sull’ambiente, dato che si parla tanto di cambiamento climatico e surriscaldamento globale. Pensiamo infatti alla facilità con cui raggiungeremo i nostri amici senza utilizzare l’auto, oppure visiteremo una città estera senza prendere l’aereo. Ma anche come contenitore di dati immagazzinati su cloud digitali, il metaverso ci affranca dai data center fisici contribuendo vieppiù al rispetto dell’ambiente.

Si tratta della sostenibilità sociale del metaverso, vale a dire della possibilità di creare valore economico senza inquinare, dando importanza alle nostre esistenze, come individui e come consumatori, e alle generazioni future.

Quale meravigliosa occasione per essere un laboratorio globale in cui più teste pensanti potranno ritrovarsi insieme, senza limiti fisici, per sviluppare soluzioni efficaci per progredire in ogni campo scientifico!

Questa trasformazione epocale implica straordinarie opportunità. Proprio perché la rivoluzione digitale è iniziata da poco abbiamo la possibilità, all’alba del terzo  millennio,  di modellarla in senso positivo, a vantaggio dell’umanità e del pianeta. Ma a condizione di comprendere bene di che cosa stiamo parlando, sperando che ci siano altre occasioni di riflessione dopo questo istruttivo e importante incontro.

Milano, 30. 1.2023
Avv. Giovanni Bonomo