1/30/2023

Ideologia e utopia. Dialogo con Lorenza Franco

       Mi rivolgo ora alla compianta madre con questa parole, dovunque ella sia e dovunque si fosse reincarnata o ritirata in quella polvere di stelle degli spazi siderali da dove tutti veniamo.    

  Cara mamma, te lo devo proprio dire. Ma con una premessa e nota positiva. Ho recuperato tutto ciò che è rimasto a fronte della gente senza scrupoli che ti ingannò e che per quanto riuscì a convincerti che io fossi il nemico, non ebbe alcun successo invece sul piano intellettuale perché fosti sempre forte a opporre un lapidario NO. Solo a me riconoscevi il coraggio e la virtù di chi combatte per i nobili ideali di libero pensiero e nessuno riuscì a influenzarti dicendoti il contrario. Su questo eravamo sempre in sintonia, anche sulle buone letture che tengono sveglio ed elevano il pensiero. E mi ringraziasti pure tante volte di averti promosso come poetessa e di averti dedicato già in vita quel portale e raccoglitore di poesia diVinidiVersi.it che richiama anche l’alto profilo morale intellettuale del compianto amatissimo marito Aldo Bonomo.  

   Ora te lo devo proprio dire, dicevo, perché non posso più nascondere il notevole sforzo per far coesistere in me gli ideali democratici di rispetto e di tolleranza in uno con il disprezzo e lo sdegno verso la massa di imbecilli guerrafondai che ci governano, per quanto abbia già deciso di sfrondare la mia vita dalle false e inutili amicizie, dedicandomi di più al lavoro e allo studio, all'erudizione, alla ricerca. Ora sto esplorando l’affascinante mondo digitale in tutte le sue manifestazioni, futuribili e in atto, che solo pochi anni fa si consideravano fantascienza, tra cui il metaverso, la blockchain e l'intelligenza Artificiale. Sì mamma, perché scrivo ancora gli articoli che tanto apprezzavi, dicendomi quanto fosse stato orgoglioso papà se avesse potuto leggerli, facendomi piangere. Dal giuridico al metagiuridico fino al filosofico e sociologico, la vita e l’avanzamento scientifico e tecnologico sono da cogliere in tutte le sue manifestazioni. Per questo ho anche intrapreso la strada di imprenditore visionario che in fondo era sempre in me, pur inibita e nascosta. No mamma, ho già dimostrato che non siamo perdenti sul piano dell’imprenditoria e degli affari, come tu mi dicevi e ripetevi, né tu né io, e i miei primi successi li dedico e li devo - perché hai stimolato per contrapposizione la mia disperata voglia di farcela - a te, cara mamma.  

  Su una cosa poi ti ho dato sempre e ti do ancora ragione: le persone veramente sole sono quelle che vivono una vita agra senza stimoli intellettuali e ansia di conoscere e di sapere. Mi dicevi spesso che è necessario e vitale tenere in esercizio il cervello.  

  Tu mi dicevi delle ideologie, tra cui principalmente le religioni, che rovinano il mondo, perché inducono prima a credere che a pensare. La tua raccolta poetica è pressoché tutta densa di questo laico e limpido pensiero per il bene e il progresso della civiltà, una civiltà però destinata ad un inesorabile declino, come mi dicevi con il tuo cosmico pessimismo. Meno male che te ne sei andata via prima che iniziassero queste sciagurate guerre, perché penso che tu non avresti proprio sopportato (mémore degli orrori del secondo conflitto mondiale vissuti da bambina) la visione e l’ascolto di tali notizie, che ti avrebbero uccisa nell’animo, prima che l’escherichia coli, per quanto fossi certa di aver debellato, ritornasse.    

 Noi abbiamo ancora legittime aspirazioni e nobili ideali che non sono ideologie, mamma. Tendiamo all’infinito perché viviamo di limiti. E allora preferisco essere visionario e utopista. Ľideologia condiziona le azioni mentre ľutopia le ispira conferendo loro senso.  

 La dimensione utopica è tanto anti-ideologica quanto anticonformista, come lo eri tu. E per questo risulta molto pratica, contrariamente a quanto si dice. Infatti autorizza molte più azioni di quante ne autorizzi ľideologia e persino ľanarchia.  

 La mia Utopia ha ormai più di vent’anni e resta incompiuta, e lo sai bene mamma, si chiama Creatività, Condivisione, Conoscenza, le tre C di Centro Culturale Candide. Corrisponde a quella che, prima di me, urlarono Libertà, Uguaglianza, Fratellanza. Utopia spesso negata allo stesso tempo in cui viene proclamata ... ma che sostiene sempre gli animi più nobili e coraggiosi. Lo scrissi anche in La politica dell’impossibile di Candide.  

 Tu che fosti partecipe di più serate ed entrée des artistes nel mio salotto, con il volto che finalmente ti si illuminava di gioia, dopo aver recitato qualche tua poesia tanto sorprendente quanto spiazzante, suscitando interminabili applausi, puoi capirmi, cara mamma.  

Quanto saresti ora radiosa di orgoglio e gioia se potessi leggere l’articolo che sul mio/nostro salotto ha scritto l’amico scrittore, e tuo editore, Angelo Gaccione per il quindicennale di Candìde: https://libertariam.blogspot.com/2023/01/spigolature-diangelo-gaccione-giovanni.html! sulla prestigiosa rivista d’arte e cultura ODISSEA da lui diretta! Così come ti sentiresti lusingata da tutti gli apprezzamenti che i tuoi estimatori, letterati e poeti ma anche molta gente semplice che ti conobbe, leggendo la chat di WhatsApp per farti sempre presente qui tra noi. https://chat.whatsapp.com/LpwkTfj5Ybx3Uq2yVIrD2N. E mi rimprovereresti, come era tuo solito, per eccesso di zelo nel darti visibilità, perché non volevi mai troppo apparire.  

 Ora il Centro Culturale Candide non è più il luogo fisico di prima, avendo adibito la mia casa e il salotto a studio professionale per starti vicino negli ultimi anni, dopo quei clamorosi incidenti di salute da cui ti fosti sempre ripresa, fino a farmi pensare che tu fossi indistruttibile: lo rimarcai tre anni fa al raggiungimento di un’età speculare palindroma, che segnava la via dell’infinito: i tuoi 88 anni. 

 


 Ma tutto finisce, niente è eterno, tranne ciò che si può tramandare ai posteri tramite i nostri scritti, le nostre poesie, le nostre opere. 

Stai tranquilla ora mamma che io vado avanti con il tuo stesso spirito e la tua stessa determinazione, anche nella mia nuova dimensione di imprenditore in tarda età, a cui tu non credevi. Ma tu non credevi nemmeno in te stessa, mamma, mancando di ambizione e autostima per le tante afflizioni ricevute, per non aver avuto gli strumenti concettuali di economista, ma solo di umanista e letterata, che ti avrebbero permesso di metterti al riparo, per i tanti maltrattamenti ricevuti nella tua infanzia e adolescenza. 

Continuo io mamma a dare voce al tuo talento e alla tua sapienza, e ti rendo giustizia per farti conoscere pubblicamente dando voce a tutte le tue poesie ancora inedite.  

Milano, 31. 1.2023 

Tuo indòmito e amato figlio,
         Giovanni Bonomo





Il metaverso. Incontro di Filosofia sui Navigli del 29. 1.2023

La videoregistrazione dell'incontro è disponibile in https://www.partecipami.it/infodiscs/view/41094

La relatrice, prof.ssa Simona Morini, docente di ruolo (teoria delle decisioni razionali e dei giochi) presso l’Università IUAV di Venezia, è stata esauriente nello spiegarci, oltre all’origine del termine – pensiamo a quante volte la fantascienza abbia anticipato la realtà attuale! Jules Verne docet e, nel nostro caso, Neal Stepehenson con il suo romanzo “Snowcrash” del 1992 –  come i primi modelli di metaverso, ad iniziare da Sendbox, abbiano tratto l’ispirazione dai videogame, ma che è importante ora distinguere, se vogliamo comprendere appieno il significato e le potenzialità di questo importante approdo tecnologico, tra ampliamento della realtà e falsificazione della realtà.

Solo la prima, la realtà aumentata, ci consente di interagire e creare oltre a mondi virtuali (ve ne sono attualmente 150) concrete possibilità di evoluzione della coscienza e di semplificazione della nostra quotidianità, tramite le meravigliose applicazioni della A.I. e della decentralizzazione, con eliminazione di ogni burocrazia figlia della tradizionale centralizzazione dei servizi. 

Ci ha poi illustrato i più utilizzati metaversi: - Robolox, - Decentraland, - Spatial, - Meta Education, Meta Horizon Worlds, ponendo l’accento sul terzo, che per caratteristiche sarebbe ideale anche per uno spazio virtuale di Filosofia sui Navigli. è importante comprendere le infinite implicazioni che il metaverso ha in termini di creatività e sostenibilità, al di là del mero business (già nel 2022 si è raggiunta la cifra di 50 miliardi dollari negli USA come giro di affari).

Basti pensare a quanto più agili saranno gli esperimenti di architettura e di design nel metaverso, con notevole semplificazione anche nei rapporti con la P.A., senza contare le economie interne e i progetti di finanziamento nei diversi mondi virtuali, ancor prima della loro auspicabile interoperabilità.

Certamente, a livello filosofico, il concetto di metaverso richiama il mondo delle idee di Platone e la domanda fondamentale e attualmente irrisolta su che cosa sia la realtà. Viene in mente anche la distinzione dei mondi di Karl Popper: il mondo 1: costituito dalle realtà fisiche, naturali o artificiali; il mondo 2 costituito dai pensieri, psicologico e  interiore; il mondo 3 che  nasce dall'elaborazione del secondo, il mondo 4 costituito dalla religione, dalla filosofia e dalla  morale. Ecco, il metaverso potrebbe essere il mondo 4, che richiama pure la quarta rivoluzione industriale.

L’accenno della relatrice al dilemma filosofico, ripreso dallo stoicismo, della possibilità e della speranza, intesa non solo come atteggiamento passivo di rassegnazione, ha dato adito all’intervento di Roberto Maria Pittella sull’utopia possibile (titolo di un suo saggio), apparante ossimoro che dissimula invece il profondo concetto dell’impegno di ciascuno nel realizzare le aspirazioni e gli ideali di progresso civile, come imporrebbe – aggiungo io - anche la nostra carta costituzionale (art. 4 c. 2). Tale intervento ha dato adito, a sua volta, all’intervento dello scrivente più discreto nella chat di Zoom, subito condiviso dal prof. Pittella, su Ideologia e Utopia, dovendosi preferire la seconda: l’ideologia condiziona le azioni mentre ľutopia le ispira conferendo loro senso. La dimensione utopica è tanto anti-ideologica quanto anticonformista, e per questo risulta molto pratica, contrariamente a quanto si dice. Infatti autorizza molte più azioni di quante ne autorizzi ľideologia e persino ľanarchia.

Apro una parentesi. La mia Utopia, o politica dell’impossibile, ha ormai 20 anni e resta incompiuta, si chiama Creatività, Condivisione, Conoscenza, le tre C di Centro Culturale Candide. Corrisponde a quella che, prima di me, urlarono Libertà, Uguaglianza, Fratellanza. Utopia negata allo stesso tempo in cui viene proclamata ... ma che sostiene sempre gli animi più nobili e coraggiosi. Chiusa parentesi.

È intervenuto anche Roberto Mombelli con un’importante precisazione a proposito di etica della A.I., alla base dell’attuale tecnologia che consente il metaverso. Sono cinque i principi su cui si regge l’Intelligenza Artificiale (come del resto spiegato anche dal MISE nel rapporto Strategia Nazionale per l’Intelligenza Artificale 2019): 1. Principio di beneficenza; o almeno 2. Principio di non maleficenza; 3. Principio di autonomia, 4. Principio di giustizia, 5. Principio di esplicabilità.

Certamente dipenderà da chi e da come il metaverso verrà usato, perché la tecnolgia è neutra. Ci sarà sempre chi dirà, come già disse Karl Popper a proposito della televisione, “metaverso cattivo maestro”, perché già nella chat di Zoom è stato posto il dubbio dell’eccessivo attaccamento ai social, richiamando la sindrome di Hikikomori, quella dei ragazzi che, non solo in Giappone, si chiudono in camera e rifiutano ogni contatto con la realtà esterna. Ma qui vorrei richiamare quanto detto dalla relatrice sulla distinzione tra ampliamento (virtuoso) della realtà e falsificazione (dannosa) della stessa, che causa dipendenza.

Vorrei concludere questo mio resoconto - senza velleità di accuratezza pressoché impossibile se non si vuole tediare il lettore - su questo incontro di Filosofia sui Navigli, sottolineando l’importanza del metaverso per una prossima e rivoluzionaria società autonoma decentralizzata (dalle DAO alla DAS), che ci permette di essere cittadini attivi, partecipi e globali.

Si tratta di una svolta post-digitale che può condurre a forme di democrazia diretta, con la partecipazione cioè dei cittadini al processo decisionale del governo senza intermediari. Il metaverso rappresenta la tappa finale della digitalizzazione, trasformando la nostra società e la nostra economia, dove i dati e la crittografia saranno gli indicatori di fiducia, di identità e trasparenza. Del resto le tecniche crittografiche hanno già aperto la strada alle criptovalute e poi agli smart contracts, consentendoci con la DLT tecnologia di registro distribuito (meglio nota come blockchain) di eseguire trasferimenti di valore in totale sicurezza.

In La finanza decentralizzata e la tokenizzazione dell’economia  spiego che cosa sono gli NFT e come esserne anche creatori in una creator economy appunto decentralizzata, in cui saremo cittadini globali con un’etica cosmopolita di un mondo interconnesso, dove ognuno di noi potrà ritrovare i propri amici nel metaverso, andare a teatro, prendere un aperitivo, iniziare attività e sviluppare nuove interessi per il progresso civile della società.

Il metaverso permetterà inoltre di ridurre l’impatto che le attività umane hanno sull’ambiente, dato che si parla tanto di cambiamento climatico e surriscaldamento globale. Pensiamo infatti alla facilità con cui raggiungeremo i nostri amici senza utilizzare l’auto, oppure visiteremo una città estera senza prendere l’aereo. Ma anche come contenitore di dati immagazzinati su cloud digitali, il metaverso ci affranca dai data center fisici contribuendo vieppiù al rispetto dell’ambiente.

Si tratta della sostenibilità sociale del metaverso, vale a dire della possibilità di creare valore economico senza inquinare, dando importanza alle nostre esistenze, come individui e come consumatori, e alle generazioni future.

Quale meravigliosa occasione per essere un laboratorio globale in cui più teste pensanti potranno ritrovarsi insieme, senza limiti fisici, per sviluppare soluzioni efficaci per progredire in ogni campo scientifico!

Questa trasformazione epocale implica straordinarie opportunità. Proprio perché la rivoluzione digitale è iniziata da poco abbiamo la possibilità, all’alba del terzo  millennio,  di modellarla in senso positivo, a vantaggio dell’umanità e del pianeta. Ma a condizione di comprendere bene di che cosa stiamo parlando, sperando che ci siano altre occasioni di riflessione dopo questo istruttivo e importante incontro.

Milano, 30. 1.2023
Avv. Giovanni Bonomo




1/15/2023

Tirate le somme, apriamoci ora al nuovo con consapevolezza


   Sul finire dell’anno appena trascorso ho voluto tirare somme con questo articolo https://avvbonomo.blogspot.com/2022/12/lanno-nuovo-e-alle-porte-tiriamo-le.html in cui richiamo i miei principali scritti in tema di Covid-19 nei due anni di grave attentato ai diritti costituzionali dei cittadini, in cui si voleva fare scempio della nostra carta costituzionale e delle libertà fondamentali con misure sanitarie prive di fondamento scientifico e giuridico. Tutto questo mentre la scienza - quella vera -, medica e non televisiva, ci offriva la meravigliosa notizia che la Sars-Cov-2 ha moltissime cure, quasi tutte naturali, e quindi non vi era motivo di averne paura. 

   Nessun organo di informazione ufficiale osava mettersi contro il pensiero unico propagandato da Pfizer e C., ma le notizie sulle cure vere ed efficaci giravano in Internet, sui social e sulle pochissime testate e canali televisivi di libero pensiero. La F.R.I. informava circa 2.000 giornalisti italiani della pubblicazione dell'ebook sulle cure per il COVID-19 (lo trovate qui https://rinascimentoitalia.it/approfondimenti-tematici) Ma solo un giornale online osava pubblicare la notizia: https://www.corrierenazionale.net/2020/11/04/pubblicati-i-lavori-di-revisione-scientifica-sulle-cure-del-covid-19.

    L’atteggiamento vergognoso di molti colleghi avvocati, che in qualità di giuristi avrebbero dovuto schierarsi, come il sottoscritto, in difesa dei valori costituzionali, e che invece sono corsi a “vaccinarsi” opponendo solo negatività e insulti alle mie ragionate avvertenze e documentate argomentazioni, è spiegabile, in psicologia cognitiva, con la psicosi da normativismo e di adeguamento al pensiero maggioritario, per non avere problemi di relazioni sociali, il che non fa certamente onore a chi deve invece difendere le libertà costituzionali, le norme primarie prima di quelle secondarie, come si insegna  fin dai primi anni di giurisprudenza e in filosofia del diritto (Kelsen).

   Stiamo andando verso una generale stupidità che nasce dalla mancanza di senso critico dell'"italiano medio", fomentata dall'informazione passiva della televisione nonostante Internet, in cui si trovano anche le notizie veritiere nascoste dai mass media dominanti, se solo di avesse quel minimo senso critico già caratteristica dell'homo sapiens che ora sembra "evolversi" in homo stupidus: https://informautentica.blogspot.com/2021/07/da-sapiens-sapiens-stupidus-stupidus.html. 

   Sulle fake news di regime e sulle "sbalorditive coincidenze" dell'origine del virus scrissi, già tirando le somme nel mese di marzo 2022,  anche questo articolo che, se fosse stato letto dai più - ma io faccio quello che posso con i miei blog e non ho la potenza di diffusione dei media - avrebbe aperto gli occhi anche ai depensanti: https://avvbonomo.blogspot.com/2022/03/sbalorditive-coincidenze-e-fake-news-di.html 

   I media italiani e tutti i loro giornalisti hanno condannato a morte molti italiani per non averli informati che il Covid-19 ha vere cure praticabili anche nella propria abitazione. Il conseguente affollamento degli ospedali, inoltre, non permetteva  le cure necessarie nemmeno con i protocolli sbagliati del Ministero. Che dire? Possiamo tutti continuare a tacere e far finta di nulla, come i tedeschi quando si giravano dall'altro lato nel mentre deportavano gli ebrei loro vicini di casa? Vedremo alla prossima pandemia, ad ognuno la scelta in propria coscienza. #osipensaosicrede #cogitoergonovax

   Milano, 15. 1.2023
   Avv. Giovanni Bonomo




1/04/2023

Quale natura giuridica delle criptovalute?

          Le criptovalute sono un prodotto dell’attuale era digitale e, come sappiamo, trovano nel capostipite bitcoin il loro parametro di riferimento. Per comprenderne  la natura giuridica ci viene in soccorso per ora solo la giurisprudenza.

Di fatto le criptovalute vengono oggi usate non tanto per lo scopo pensato dal loro creatore Satoshi Nakamoto, vale adire per essere un mezzo - alternativo alla valuta fiat - di pagamento per l'acquisto di beni, ma per la finalità di investimento. Ex facto oritur ius, dicevano i latini, e infatti la giurisprudenza, che spesso precede l’intervento del legislatore (nel nostro caso non ancora avvenuto per una compiuta regolamentazione delle “valute virtuali”) ha subito recepito questa situazione di fatto creatasi considerando, come nella recente sentenza n.44378 del 22 novembre 2022 della Corte di Cassazione Penale, le criptovalute come uno “strumento di investimento”. 

Devo qui richiamare quanto da me più volte detto a proposito degli Unbestimmte Rechtbegriffe, i concetti giuridici imprecisi come definiti dalla dottrina tedesca: sebbene appaia evidente il concetto che la Corte intende esprimere, non vi è una definizione normativa di “strumento di investimento”. 

Nella motivazione della sentenza la Suprema Corte precisa che sono oggetto di regolamentazione gli “strumenti finanziari” e i “prodotti finanziari”, così come definiti all'articolo 1 “Definizioni” del Testo Unico della Finanza ("TUF"). Ora, usare un termine, “strumento di investimento”, non utilizzato nelle norme di cui si invoca l'applicazione (artt.94 “Offerta al pubblico di titoli”e ss e art. 166 “Abusivismo” del TUF) non aiuta certamente a fare chiarezza. 

Prima di spiegare le differenze tra i due termini nelle due norme richiamate, precisiamo che il caso portato all'attenzione della Cassazione non attiene alla qualificazione di bitcoin, bensì di un token, “LWF Coin”, che secondo il P.M. bresciano deve considerarsi, pur non dicendolo espressamente, un "security token", vale a dire un prodotto finanziario, non un semplice "utility token", cioè un titolo digitale che legittima il possessore ad ottenere beni e servizi. 

La controversia sorta presso il Tribunale di Brescia e arrivata infine alla Corte di Cassazione si basa su questi termini il cui significato è attualmente definito solo dalla dottrina e dalla giurisprudenza. 

Possiamo già intuire la linea idi difesa che è stata opposta all’addebito del Pubblico Ministero: nel caso in esame i 30 bitcoin venivano utilizzati proprio per lo scopo pensato dal loro creatore Satoshi Nakamoto, ossia come mezzo di pagamento per l'acquisto di beni (nella fattispecie gli LWF Coin) ma non come oggetto dell'investimento. 

Al fine di esaminare il percorso logico che porta la Suprema Corte a qualificare gli LWF Coin come prodotti finanziari e a ravvisare, di conseguenza, la violazione della normativa sulla loro offerta al pubblico, occorre appunto distinguere e fare chiarezza sui due detti termini: gli “strumenti finanziari” e i “prodotti finanziari”. 

I primi, per espressa definizione normativa (art. 1 comma 2 Testo Unico della Finanza) sono un numero chiuso nel quale non sono annoverati i token e le criptovalute. 

I “prodotti finanziari”, di contro, hanno una definizione più ampia, ricomprendendo, oltre agli strumenti finanziari, ogni altra forma di investimento di natura finanziaria. Ma quanto i token e le criptovalute possono rientrare in tale categoria? 

Nel momento in cui ricorrano i tre requisiti individuati dalla Consob e correttamente richiamati nella sentenza in esame:

1. l'impiego di capitali; 

2. l'aspettativa di rendimento e

3. il rischio direttamente collegato all'impiego di capitali. 

In questa situazione i titoli offerti (nel caso specifico gli LWF Coin), possono considerarsi prodotti finanziari e quindi soggetti alla disciplina del TUF sull'offerta al pubblico. 

Lodevole quindi lo sforzo della Suprema Corte nel cercare di fornire una maggiore tutela agli investitori, ma il principio espresso in sentenza non può essere esteso a tutte le criptovalute e a tutte le criptoattività (token, altcoin, NFT), essendo necessario valutare caso per caso la sussistenza dei tre requisiti sopra precisati, anche tramite la lettura del White Paper che descrive le caratteristiche dei token offerti. 

Tra l’altro, la stessa suprema Corte, due anni fa, dichiarava che i bitcoin, non essendo di per sé prodotti finanziari, possono però diventarlo qualora vengano offerti per finalità di investimento e ricorrano i tre requisiti sopra richiamati (Cassazione n 26807 del 17 settembre 2020). 

Non è dato sapere, essendo vaga in proposito la descrizione in fatto prima della motivazione, se con riguardo agli LWF Coin oggetto di giudizio ci fossero i predetti requisiti, che a quanto pare il GIP del Tribunale di Brescia non aveva ravvisato in concreto, rigettando la richiesta di sequestro preventivo e provocando così l’appello del P.M. fino ad arrivare alla Corte di cassazione. 

Giova infine rilevare, per fare ulteriore chiarezza, che nella definizione di "servizi ed attività di investimento" di cui all'art. 1 comma 5 del TUF, richiamato dalla sentenza in esame,  è espressamente previsto che oggetto di tali servizi ed attività possono essere solo  strumenti finanziari e non prodotti finanziari. 

Ne consegue che, se le criptovalute non sono strumenti finanziari, i servizi aventi ad oggetto le medesime non rientrano nella definizione di “attività di investimento” anche ai fini degli obblighi di cui all'art. 94 e ss. TUF. 

Qualora poi rientrassero, come sopra precisato, nei prodotti finanziari per i tre requisiti in concreto in concreto ravvisabili – come viene accertato nel caso in esame e nelle precedenti richiamate sentenze – la relativa offerta è soggetta agli obblighi di prospetto – da sottoporre per approvazione alla Consob - ai sensi dell'art. 94 bis “Offerta al pubblico di prodotti finanziari diversi dai titoli e dalle quote o azioni di Oicr aperti” TUF.

Nel titolo di questo articolo appare l’acronimo OICR che significa “Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio”, tanto per fare ulteriore chiarezza laddove il legislatore presuppone che noi ragioniamo per sigle di cui sappiamo sempre il significato, ma così non è. 

Non resta ora che assistere agli ulteriori sviluppi giurisprudenziali e magari anche legislativi in un settore sempre in divenire, anche per i nuovi termini dovuti alla continua e inarrestabile digitalizzazione di beni e servizi. 

Milano, 3 gennaio 2023
         Avv. Giovanni Bonomo




 

12/22/2022

L’anno nuovo è alle porte, tiriamo le somme.

Ora che il Covid si è dimostrato meno pericoloso della normale influenza, contro la quale si stanno prendendo precauzioni come ogni anno, si potrebbe tirare le somme di questo lavaggio del cervello ricevuto con proibizioni varie in due anni e che ha funzionato alla grande se ancora si parla di vaccinazioni e “dosi” di vaccino antiCovid.

Chi mi legge sa che mi sono sempre scagliato conto le varie misure che hanno solo penalizzato imprese, cittadini e l'intera economia. Ma non sono stato il solo, insieme ad altri pochi e coraggiosi giuristi che hanno sempre protestato in nome della cittadinanza attiva di sana e forte Costituzione (art. 13, 16, 17, 21, 32, 41, 78, 117 lett. q).

Del resto la disinformazione soprattutto televisiva ha fortemente condizionato l’opinione pubblica, come dico nella mia videonota sulle fake news. Si tratta ora di essere consapevoli e fare tesoro di questo drammatico periodo di pandemia/infodemia che rimarrà negli annali della storia della nostra Repubblica e dell’intero pianeta, a dimostrazione che le moderne democrazie occidentali sono ben lontane ancora dall’ideale di laicità e libero pensiero che dovrebbero caratterizzare i moderni Stati di diritto.  

Di seguito i miei principali articoli, da marzo 2020 a marzo 2022, su tale questione, editati sul mio blog personale, come pure il presente riassunto, perché se solo provassi a metterli su quale social come Facebook verrebbero subito censurati con sospensione di un mese dello scrivente, come è già avvenuto. Buone lettura per sane ora riflessioni! #disanaefortecostituzione #disobbedienzacivile #cogitoergonovax

https://informautentica.blogspot.com/2020/03/adriano-madaro-leccessivo-clamore-dei.html 15. 3.2020

https://informautentica.blogspot.com/2020/04/lignoranza-del-disimpegno-primo-virus.html 14. 4.2020

https://avvbonomo.blogspot.com/2020/05/trascrizione-dellintervento-al-convegno.html 7. 5.2020

https://avvbonomo.blogspot.com/2021/07/per-una-medicina-fondata-sulle-evidenze.html 27. 7.2021  

https://ilvelodimaya.eu/coincidenze-e-fake-news-il-prezzo-da-pagare-per-la-liberta-di-opinione/ 5. 3.2022

Milano, 22.12.2022                                                             avv. Giovanni Bonomo




11/21/2022

Quanto AMIANTO c'è ancora in Italia?

          La notizia apparsa sul Secolo XIX di sabato 19 novembre 2022 e su altri quotidiani sull'indennizzo da malattia professionale agli eredi di Giovanni Panariello, 66enne del napoletano esposto all'amianto tra il 1978 e il 1991, ci ricorda e ci rende più consapevoli dell’ancora attuale e drammatico problema, trascurato dalle istituzioni, dei MCA manufatti contenenti amianto sparsi per l’Italia e delle impercettibili fibre nell’aria che respiriamo.  

Dopo i più gravi casi delle malattie professionali sul lavoro degli operai che lavoravano l’amianto, con i risarcimenti ai familiari del soggetto defunto che arrivano con notevole ritardo, resta il problema che interessa ancora tutti finché non si opera uno smantellamento e smaltimento di tutti i materiali cancerogeni ancora abbandonati in fabbriche e capannoni industriali e ancora purtroppo in qualche edificio di civile abitazione. 

Una sottaciuta emergenza ambientale

L'emergenza sull’inquinamento da amianto in Italia è drammatica, ci sono ancora 58 milioni di mq di coperture in cemento-amianto, oltre a 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto. Ogni anno in Italia sono oltre 7mila le vittime legate all’impiego di materiale contenente amianto. L’ONA Osservatorio Nazionale Amianto del collega avvocato Ezio Bonanni ha pubblicato i dati aggiornati nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”. 

Eppure, esattamente 30 anni fa, tra i primi Paesi in Europa e nel mondo, l’Italia metteva al bando l’amianto attraverso l’importante legge 257/92.  vietando l'estrazione, l'importazione, la commercializzazione e la produzione di amianto e di prodotti contenenti amianto, secondo un programma di dismissione il cui termine ultimo veniva  fissato al 28 aprile 1994. Ma dopo non si è progettato alcun piano di smaltimento capillare su tutto il territorio nazionale di questo materiale cancerogeno le cui fibre aerodisperse interessavano tutta la popolazione. 

Secondo le stime dell'Associazione italiana registro tumori (AIRTUM), nel 2020 erano attesi circa 1.500 casi tra gli uomini e 500 tra le donne. Il 90 per cento dei mesoteliomi è dovuto all'esposizione ad amianto, un materiale che è stato utilizzato soprattutto negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. 

Come viene smaltito l’amianto? 

I rifiuti di amianto sono da smaltire solamente nelle discariche per rifiuti pericolosi, oppure in una discarica per rifiuti non pericolosi se dotata di apposita cella per rifiuti che contengono amianto. Il Catalogo Europeo dei Rifiuti(CER) fornisce la classificazione dei tipi di rifiuti così come stabilita dalla direttiva 75/442/CEE riguardante tutti i rifiuti, siano essi destinati allo smaltimento o al recupero. 

Uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato che il carico sanitario in Italia stimato ammonta a circa 4.400 decessi/anno dovuti all'esposizione ad amianto nel periodo 2010-2016: 3.860 uomini e 550 donne. 

Se il vicino ha il tetto in amianto e non denuncia la situazione, possiamo farlo noi. Anzi, lo dobbiamo segnalare perché è nostro dovere tutelare la salute pubblica Le segnalazioni si possono  fare alla ASL o anche via web in forma anonima ai Carabinieri o ai vigili urbani. 

L’ONA ha recentemente creato un App tramite la quale la cittadinanza può segnalare anche solo sospette presenza di manufatti contenenti amianto non smaltiti. 

Nelle scorse settimane il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) hanno voluto celebrare questo risultato con l’evento Amianto e Salute: priorità e prospettive nel trentennale del bando in Italia. Ma nel mondo il 75% dei Paesi è ancora privo di regole. Del resto, tutte le tipologie di amianto sono cancerogene per l’uomo e causano il mesotelioma, il tumore del polmone, della laringe e dell’ovaio; oltre a queste patologie neoplastiche, l’esposizione ad amianto causa asbestosi, cioè una malattia cronica polmonare. Sul punto anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) è sempre stata molto chiara: tutti i tipi di amianto creano gravi danni per la salute. 

Ma il commercio di amianto continua 

Ma ciò che è più grave è che dal 2011 a tutt’oggi, i Governi hanno permesso che si importasse amianto in Italia. Sapevano ed hanno taciuto alla Nazione. Hanno lasciato che si introducesse sul territorio della Nazione un materiale killer che ha una grandissima capacità di disperdersi nell’ambiente, senza riguardo né per la salute della collettività, e tanto meno per quella dei loro stessi figli. Di questo scandalo feci un post (https://www.facebook.com/notes/355713045514580) di denuncia su Facebook che dovrebbe essere pubblico ma ora è visibile ai soli iscritti al social. Ne riporto allora di seguito i passi principali. 

Non credevamo alle nostre orecchie, ascoltando in aula le parole del sottosegretario all'interno Domenico Manzione: "In quattro anni abbiamo importato tonnellate di materiali contenente amianto, dal 2011 al 2014." Lo ha placidamente ammesso in Aula rispondendo a una interpellanza firmata da Luigi Di Maio, come se stesse fornendo un'informazione qualsiasi. Chissà se sapeva di cosa stesse parlando. Ci ha poi però "rassicurato", informandoci che negli anni successivi i quantitativi sono diminuiti "in modo significativo". Ma il Governo si rende conto che esiste una legge del 1992 che vieta totalmente sia l'importazione che la commercializzazione di amianto sull'intero territorio nazionale? Che roba è mai questa, importare ancora amianto nel XXI secolo? 

Da anni si cerca di bonificare scuole, uffici, ospedali, case, fabbriche e quant’altro perché ne siamo completamente sommersi, come abbiamo da tempo segnalato con le nostre inchieste ed articoli, perché non esiste né un piano nazionale unico del Governo, né da parte dei Comuni e degli altri enti istituzionali. Non si sa neppure dove va a finire e come viene rimosso quello dei singoli privati. 

E se qualcuno si dovesse chiedere quali siano questi prodotti indispensabili a base di amianto che l'Italia importa, beh... resterà deluso: non è dato sapere. Per scoprirlo ci toccherà contare ancora una volta sulla magistratura. 

Milano, 21 novembre 2022

Avv. Giovanni Bonomo - Comitato Nazionale Amianto Eppur si muore




 

11/10/2022

CULTURA UMANISTICA E SAPERE DIGITALE

Così distanti sembrano la cultura umanistica e quella finanziaria, eppure possederle entrambe ci spianerebbe la strada in ogni campo del sapere, oltre a renderci più attenti con le nuove tecnologie senza privarci di empatia e umanità. Resta il fatto che solo la lettura di buoni libri può salvare questo mondo arido e opportunista. 

Internet sta radicalmente cambiando il modo di fare informazione oltre che di comunicare. In Modi e mode della comunicazione della rivista Il Velo di Maya aggiorno i miei lettori sulle novità del terzo millennio appena iniziato e sull’avanzamento tecnologico dell’ecosistema digitale, essendo la pur pregevole disamina, di dieci anni fa, della Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni già datata e inattuale. Nella mia intervista di due anni fa spiego come Internet sta diventando un sistema operativo sociale ad accesso universale e tendenzialmente wireless.     

Se il “Web 2.0” ha rappresentato un nuovo paradigma nell’ecosistema Internet, sottolineando gli aspetti legati all’accessibilità dei contenuti,  alla disintermediazione, ai contenuti generati dagli utenti (self generated content) e ai social media (mettendo in discussione consolidati equilibri e rapporti di forza anche nell’editoria, costretta a emigrare all’estero), il “Web 3.0” e l’“Internet of Things”, insieme alla TLD tecnologia di registro distribuito sottesa alla blockchain, rappresenta il cambiamento ancor più profondo e pervasivo nella vita dei consumatori e dei cittadini, sia a livello economico che sociale. Adesso la combinazione di connettività a banda ultra-larga, l’ampio uso di servizi in mobilità, il rapido sviluppo di applicazioni innovative, di geo-localizzazione e i big data hanno infatti prodotto un forte impatto sull’economia e sulla nostra vita quotidiana. 

Nell’attuale contesto multimediale prevale il visivo sull’auditivo, perché il video funge da motore del cambiamento, come dimostra il fenomeno di Tik-Tok, sorta di Twitter visivo con minivideo flash in grado di impressionare e catturare l’attenzione immediata del navigatore in Internet. In una mia più recente intervista rivelo la mia doppia anima di umanista e di imprenditore digitale, ma non dico – e lo faccio qui - che è difficile conciliare la cultura umanistica con quella finanziaria e di marketing: devo spesso constatare che chi è umanista e letterato dimostra una notevole ignoranza tecnologica e, viceversa, chi è aduso a districarsi nel marketing e ha conoscenze digitali dimostra una notevole ignoranza umanistica e letteraria. 

 Collaborando con riviste di arte e cultura mi rendo conto di questa dicotomia che sembra irrimediabile di chi è dedito alla letteratura e di chi è viceversa dedito alla navigazione in Internet e usa lo smartphone per informarsi: così come Internet distrae dalla lettura dei libri e così i libri possono distrarre dall’approfondimento  digitale per usare bene in modo produttivo la Rete. Ma un giusto equilibrio imporrebbe di essere scaltri nell’uso di Internet in mobilità e delle App senza sacrificare quella spiritualità autentica che solo la lettura di buoni libri può dare. 

In un mio post su Facebook proposi di allestire un Circolo di lettura in ogni condominio, anche se la propria portinaia non è esattamente come Renée di L'eleganza del riccio, di Muriel Barbery: solo la cultura può salvare questo mondo governato da interessi che non hanno nulla a che vedere con l'umanità e la salute dell'anima. 

Milano, 10.11.2022

Giovanni Bonomo
         CCC Centro Culturale Candide – CxT Creativity for Technology