Il ritorno di Alessandro
Di Battista in televisione, dopo l’intervento per un tumore al cervello,
ha mostrato qualcosa che va oltre la politica: la fragilità, il coraggio e la
necessità di riprendersi, giorno dopo giorno, i propri spazi di libertà. Un
racconto umano intenso, tra malattia, informazione, Cuba, guerra, pace e futuro
politico.
Ci sono momenti nei quali la politica, con tutto il suo rumore, le sue polemiche e le sue piccole miserie quotidiane, improvvisamente tace... perché irrompe la vita, quella vera e piena.
Rivedere Alessandro Di Battista a DiMartedì è stato, per me, rasserenante ma anche doloroso. Rasserenante perché era lì, doloroso perché i segni di ciò che ha attraversato erano visibili: il volto cambiato, la voce più bassa, un’espressione inevitabilmente diversa da quella energica alla quale eravamo abituati.
Ma dietro quella fragilità fisica era rimasto intatto qualcosa di molto più difficile da operare: il carattere. Di Battista ha raccontato che il malore avuto a Cuba era stato provocato da un edema cerebrale dovuto alla presenza di un tumore. I medici cubani, secondo il suo racconto, sono riusciti prima a ridurre l’edema e poi a intervenire chirurgicamente, asportando quasi interamente il tumore. Ora dovrà affrontare le successive terapie.
E ha pronunciato una frase che, forse più di tutte, restituisce il senso di ciò che sta vivendo: «Ogni giorno mi riprendo degli spazi di libertà».
Non ha promesso miracoli, non ha recitato la parte dell’eroe invincibile, ha respinto anzi, esplicitamente, quella retorica del “guerriero” che spesso imponiamo persino ai malati, quasi che guarire fosse una prova di carattere e ammalarsi una colpa.
Il suo pensiero è stato molto più concreto: lui deve curarsi e mantenere un atteggiamento positivo; quelli che «non devono mollare», ha detto, sono i medici. Una frase asciutta. E, proprio per questo, difficile da dimenticare.
Così, già
prima toccato dalla umana vicenda ho deciso, terminato l’intervento televisivo,
di scrivere alcune considerazioni.
Contemporaneamente
circolava la polemica sul presunto “volo di Stato” per riportarlo in Italia.
Anche su questo ha chiarito che il rientro è avvenuto mediante un volo
sanitario coperto dalla propria assicurazione e che l’ipotesi di un volo di
Stato, secondo quanto da lui riferito, non era mai stata presa in
considerazione.
C’è qualcosa di profondamente disturbante quando la velocità dell’informazione diventa più importante della verità dell’informazione: una persona combatte con una diagnosi drammatica e, intorno, qualcuno combatte per arrivare prima con un titolo.
Non è soltanto
un problema di buon gusto, è un problema di giornalismo, di etica dell’informazione.
Poi c’è Cuba.
Di Battista ha raccontato di essere stato sottoposto a quella che ha definito un’operazione «raffinatissima» in un ospedale nel quale mancava persino l’acqua e dove le difficoltà materiali arrivavano, secondo quanto riferitogli dal medico, anche alla possibilità di sterilizzare in assenza di corrente elettrica.
La domanda politica sul “campo largo”
Di Battista non ha rinunciato, neppure in un momento come questo, a porre una questione politica precisa. Ha osservato che, se su un tema per lui dirimente come la guerra in Ucraina la posizione del Partito Democratico viene percepita come sostanzialmente coincidente con quella del governo Meloni, resta aperto un problema di rappresentanza per quella parte dell’elettorato (non solo di sinistra) che considera pace, riarmo e politica estera questioni decisive.
La domanda
esiste ed è politicamente rilevante: dove trova rappresentanza l’elettore
che non riconosce in quella linea la propria idea di politica estera? È un
interrogativo che precede le formule elettorali.
Poi la vita cambia il programma
È arrivata infine la domanda che molti aspettavano.
Giovanni Floris gli ha chiesto se intendesse candidarsi. La risposta è stata forse il passaggio più doloroso dell’intervista.
Adesso la
priorità sono le cure. Dovrà iniziare presto le terapie e Schierarsi, ha
spiegato, continuerà a crescere in vista delle future tornate elettorali. Non
ha quindi annunciato in termini assoluti la fine del progetto politico; ha
invece chiarito che, in questa fase, la propria candidatura passa
inevitabilmente in secondo piano.
Ogni giorno, uno spazio di libertà
È questa, alla fine, l’immagine che mi resta.
Non il politico, non l’ex parlamentare, on il possibile candidato. Ma un uomo che compare davanti a una telecamera dopo un intervento al cervello e dice, senza enfasi:
"Ogni giorno
mi riprendo degli spazi di libertà".
Non sappiamo quale sarà il percorso delle cure e sarebbe irresponsabile trasformare una diagnosi medica in una previsione, sappiamo ciò che lui stesso ha raccontato: che sta progressivamente recuperando normalità, che dovrà affrontare nuove terapie e che, almeno per ora, la politica attiva deve cedere il passo alla salute.
avv. Giovanni
Bonomo – Candide C.C.
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